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	<title>SCUOLA PRIMARIA LONGHENA &#187; riforme</title>
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	<description>Benvenuti tra le pagine della scuola Longhena di Bologna: la scuola più bella del mondo (per noi...)</description>
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		<title>Buon compleanno, tempo pieno!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 12:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e parole]]></category>
		<category><![CDATA[2011-2012]]></category>
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		<description><![CDATA[
Il 24 settembre il “tempo pieno” compie 40 anni. E’ in quella data che viene emanata la Legge 820/71 con cui si delinea una scuola diversa da quella tradizionale, che prevedeva un insegnante unico per 24 ore settimanali. Quella legge, che definisce un modello educativo eccellente che ancora oggi tutta Europa ci invidia, fu preceduta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3043" title="tempo_pieno" src="http://www.scuolalonghena.org/blog/wp-content/uploads/2011/09/tempo_pieno.jpg" alt="" width="495" height="360" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il 24 settembre il <strong>“tempo pieno”</strong> compie 40 anni. E’ in quella data che viene emanata la Legge 820/71 con cui si delinea una scuola diversa da quella tradizionale, che prevedeva un insegnante unico per 24 ore settimanali. Quella legge, che definisce un modello educativo eccellente che ancora oggi tutta Europa ci invidia, fu preceduta da un lavoro partecipato e appassionato di tanti educatori, pedagogisti, lungimiranti amministratori locali, genitori, insegnanti e dirigenti scolastici. <span id="more-3042"></span>Tra i papà del tempo pieno ricordiamo Ettore Tarozzi, Bruno Ciari, Fiorenzo Alfieri, Raffaele La Porta, Francesco De Bartolomeis. E’ stato un cammino lungo, iniziato negli anni ’50, in cui la scuola doveva avere anche la funzione di “offrire un pasto caldo”, per passare ai fertili anni ’60, libertari sì, ma che vedevano nella scuola il luogo in cui ci poteva essere il riscatto degli umili; gli anni 70 con l’istituzionalizzazione del tempo pieno statale attraverso la legge; la stabilizzazione degli anni ’80, che non trova però omogenea diffusione sull’intero territorio nazionale, fino all’attentato della Moratti, il cacciavite di Fioroni, il Napalm della Gelmini. Il tempo pieno e’ scelta politica, per la piena attuazione della scuola della costituzione; e’ cultura organizzativa e gestionale, che realizza appieno il vero senso dell’autonomia scolastica e del rapporto fecondo che ci deve essere tra scuola e territorio; e’ cultura pedagogico didattica. E’ la scuola democratica. E’ il “tempo scuola dalla parte dei bambini”, che li fa sentire accolti, che permette il confronto tra culture diverse, che assicura le competenze di base, sotto una formazione solida al pensare, che ne stimola la creatività. E’ la scuola che, grazie alle ore di compresenza degli insegnanti e al rispetto dei tempi di apprendimento di ogni bambino, permette a maestri e maestre di compiere ogni anno un grande miracolo. Il primo giorno di scuola in prima elementare arrivano bambini e bambine molto diversi tra loro: c’è il figlio del professionista, che sa già leggere e scrivere, c’è quello che sa solo disegnare e quello che non parla neppure l’Italiano. Eppure immancabilmente tutti, non uno di meno, a Natale sanno leggere e scrivere. Quei bambini così diversi, ma ugualmente utili l’uno all’altro, sono diventati una classe.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perchè il tempo pieno, prima vittima dei tagli, viene considerato “uno spreco” dalla scuola della Gelmini, che seleziona gli alunni da subito, dunque in base al censo. Ed ecco perchè noi invece lo consideriamo “il gioiello di famiglia” del sistema scolastico italiano, da riprendere e mettere in vetrina. Nelle regioni italiane dove questo modello educativo è più diffuso, le rilevazioni Ocse Pisa dimostrano che i bambini hanno un migliore rendimento e successo scolastico. Quando torneremo a governare, dovremo seguire la lezione di Don Milani, che affermava che non c’è più grande ingiustizia di fare “parti uguali tra diversi”. Allora nel Paese in cui le divisioni nascono già sui banchi di scuola, se vogliamo assicurare uguali diritti e opportunità tanto per chi nasce nel centro storico di Torino, quanto per chi nasce allo zen di Palermo, dovremo investire nella diffusione di questo modello educativo -e non solo- stabilendo, come già accade in Francia e negli USA di Obama, le zone di educazione prioritaria. Le zone del mezzogiorno del Paese e le periferie delle grandi città, in cui dovremo ricostruire il tessuto civile, economico, sociale, il senso del rispetto delle istituzioni e della legalità, offrendo una scuola eccellente.</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè l’Italia, dopo 20 anni di Berlusconismo, dovremo ricostruirla nelle scuole. Restituendo orgoglio e dignità alla professione dell’educare, facendo diventare le scuole, aperte tutto il giorno, il luogo in cui la comunità si ritrova, immette le energie e le risorse migliori, per disegnare insieme il proprio futuro. Buon compleanno tempo pieno e un ringraziamento personale: dai maestri e dalle maestre dei miei figli, ho imparato ad essere un genitore migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Francesca Puglisi, 24 settembre 2011</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.francescapuglisi.it/buon-compleanno-tempo-pieno/" target="_blank">http://www.francescapuglisi.it/buon-compleanno-tempo-pieno/</a></p>
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		<title>Protesta in festa: la scuola non è finita!</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 12:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[2009-2010]]></category>
		<category><![CDATA[feste]]></category>
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		<description><![CDATA[[ 10 giugno 2010; 17:00 a 20:00. ] 10 giugno 2010
Protesta in festa dalle 17 alle 20
Via De' Castagnoli – Largo Respighi
Abbiamo deciso di organizzare una PROTESTA IN FESTA,  rivolta come sempre alla partecipazione di genitori e bambini, dal titolo “LA SCUOLA NON E’ FINITA” per testimoniare che anche a scuole chiuse la nostra lotta per la difesa della scuola pubblica di qualità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>10 giugno 2010<br />
Protesta in festa dalle 17 alle 20</strong><br />
Via De&#8217; Castagnoli – Largo Respighi</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo deciso di organizzare una <strong>PROTESTA IN FESTA</strong>,  rivolta come sempre alla partecipazione di genitori e bambini, dal titolo “<strong>LA SCUOLA NON E’ FINITA</strong>” per testimoniare che anche a scuole chiuse la nostra lotta per la difesa della scuola pubblica di qualità non finisce e che non consideriamo finita la scuola vera in cui crediamo, nonostante continui il progetto di umiliarla.<br />
Ci ritroveremo dalle 17 alle 20 in via de’ Castagnoli per “impacchettare” l’Ufficio Scolastico Regionale con i materiali e le parole della campagna “Tutti devono sapere” e per giocare insieme ai nostri bambini nei giardini a fianco, in via del Guasto.<br />
Stiamo organizzando attività per i bambini, animazioni e laboratori, ed una merendona (noi metteremo pane e cioccolata, se potete portate qualcosa);  vi chiediamo di aiutarci a diffondere la notizia dell’appuntamento  stampando, fotocopiando e distribuendo in tutte le scuole  il volantino che trovate sul sito (<a href="http://www.assembleascuolebo.org/" target="_blank">http://www.assembleascuolebo.org/</a>) e utilizzando i vostri indirizzari mail, in modo da essere il più numerosi possibile.<br />
Anche nelle altre città, solo per citare tre casi a Torino, Milano e Roma, stanno mobilitandosi in migliaia, nonostante l’oscuramento “mediatico” la protesta sta crescendo sempre di più.<br />
<strong>LA SCUOLA NON E’ FINITA!!!</strong></p>
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		<title>Tutti devono sapere</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 07:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scuola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[ 14 maggio 2010; ] 
14 maggio 2010, inizia dalle scuole di Bologna e provincia la campagna
“TUTTI DEVONO SAPERE”
*Tutti devono sapere* è una campagna d’informazione rivolta a tutti, ma con un’attenzione speciale ai genitori di alunni e studenti che frequentanola scuola pubblica statale.
IL PRIMO MOMENTO sarà l'iniziativa del 14 maggio, avvio di una campagna di informazione che si prolungherà nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2181" title="tutti_sapere2" src="http://www.scuolalonghena.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/tutti_sapere2.gif" alt="" width="379" height="124" /></p>
<p style="text-align: left;">14 maggio 2010, inizia dalle scuole di Bologna e provincia la campagna</p>
<p><strong>“TUTTI DEVONO SAPERE”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*Tutti devono sapere* è una campagna d’informazione rivolta a tutti, ma con un’attenzione speciale ai genitori di alunni e studenti che frequentanola scuola pubblica statale.</p>
<p style="text-align: justify;">IL PRIMO MOMENTO sarà l&#8217;iniziativa del 14 maggio, avvio di una campagna di informazione che si prolungherà nel tempo, proiettandosi sul prossimo anno scolastico e se servirà su quelli a venire. In <a href="http://www.assembleascuolebo.org" target="_blank">www.assembleascuolebo.org </a>troverete il volantino &#8220;istruzioni per l&#8217;uso&#8221;, da distribuire subito e che contiene le iniziative comuni proposte a tutte le scuole, cui si potranno aggiungere anche altre proposte ed iniziative nelle singole scuole e territori.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima del 14 maggio i materiali adatti alla comunicazione (volantini, Logo, ecc.) saranno via via immessi ed aggiornati nel sito  ed integrati con informazioni comunicate direttamente nelle singole scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">Segnalateci in tempo reale ogni iniziativa prevista al assembleascuolebo@gmail.com</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo di lavoro AdS</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lettera aperta ai genitori di alunni e studenti che frequentano la scuola pubblica di ogni ordine e grado</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 10:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e parole]]></category>
		<category><![CDATA[2009-2010]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari genitori
noi come voi, siamo genitori di giovani uomini e donne che frequentano la scuola statale pubblica. Mamme e papà sinceramente, intimamente preoccupati per quanto sta accadendo alla nostra scuola da ormai troppo tempo.
La scuola che anche noi abbiamo frequentato anni fa, impoverita e trascurata ogni giorno di più, sta morendo.
Quella scuola che generazioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Cari genitori</strong><br />
noi come voi, siamo genitori di giovani uomini e donne che frequentano la scuola statale pubblica. Mamme e papà sinceramente, intimamente preoccupati per quanto sta accadendo alla nostra scuola da ormai troppo tempo.<br />
La scuola che anche noi abbiamo frequentato anni fa, impoverita e trascurata ogni giorno di più, sta morendo.<br />
Quella scuola che generazioni di genitori vedevano come unica possibilità di riscatto o più semplicemente come l’unico modo per assicurare ai propri figli una vita dignitosa, sta morendo.<span id="more-2177"></span><br />
Gente semplice o istruita, ricca o povera, a costo di sacrifici a volte immani faceva di tutto per mandare a scuola i propri figli, consapevole dell’importanza vitale di assicurare loro una buona istruzione. Quella scuola, aperta a tutti, gratuita, luogo primo di conoscenza e convivenza, fonte inestimabile di saperi e di memoria, di uguaglianza e di amicizia, sta morendo.<br />
Tutti ormai viviamo in un mondo che ha le dimensioni del Pianeta. Come potranno i nostri figli confrontarsi alla pari con studenti francesi o scandinavi, cinesi, spagnoli, inglesi o indiani se davvero domani usciranno da una scuola così malridotta?<br />
Noi, genitori di oggi, non vogliamo neppure pensare che si possa rimanere indifferenti.<br />
L’istruzione dei nostri figli e quindi il loro futuro è messo a repentaglio e con loro anche il nostro e quello del Paese in cui tutti viviamo: ci ritroveremo forse a regalare la paghetta a figli ormai quarantenni che si trascinano per casa senza meta?<br />
Piero Calamandrei, che contribuì alla scrittura della Costituzione, già nel 1950, in un famoso discorso tenuto a Roma metteva in guardia da chi sosteneva l’idea di finanziare col denaro di tutti, le scuole private a scapito di quelle statali.<br />
In effetti, la “riforma” attuale non prevede alcun investimento, solo risparmi e colpi d’accetta, mentre triplicano i finanziamenti – da 544 milioni a 1 miliardo e 600 milioni di euro – alle scuole private. Verranno a mancare 87.341 dei nostri insegnanti e 44.500 dei nostri bidelli, delle nostre segretarie e dei nostri assistenti di laboratorio.<br />
Verranno chiuse tante piccole scuole, ridotti i piani di studio, ridotte le discipline, le ore di laboratorio, le uscite didattiche e drasticamente ridimensionati gli aiuti ai ragazzi diversamente abili.<br />
I nostri figli, nell’arco dei tredici anni che trascorreranno a scuola, dalle elementari alle superiori, perderanno 1900 ore di insegnamento, fatti i conti sono due anni di scuola in meno.<br />
E tutto questo si consumerà in classi che potranno arrivare a contare fino a 33 studenti, stipati in aule che per ragioni di sicurezza non potrebbero accoglierne più di 25.<br />
Alla fine del 2011, quando andranno a regime tagli per quasi 8 miliardi di euro cosa resterà della nostra scuola pubblica se già oggi mancano i soldi per i supplenti, la carta igienica e le pulizie?<br />
Presagi preoccupanti nell’aria.<br />
Le cose che vediamo avanzare a grandi passi, ci spingono a pensare che indebolire, impoverire e di conseguenza screditare la scuola pubblica come sta succedendo oggi, alluda ormai in modo inequivocabile ad un futuro il cui esito pare scontato: due sistemi scolastici, uno privato, costoso, per i pochi che potranno permetterselo sfornerà la nuova classe dirigente e uno per molti, pubblico, di serie B che sfornerà insicurezza e solitudine.<br />
E così anche quel poco di mobilità sociale, di cui tutti parlano, verrà meno e i figli dei dottori diventeranno dottori e quelli degli operai resteranno operai. Come novanta anni fa.<br />
Questo è per noi un orizzonte inaccettabile.<br />
E chiediamo a voi, è accettabile questa prospettiva?<br />
E se non lo è cosa possiamo fare?<br />
Cari genitori, cosa possiamo fare?</p>
<p>Bologna 3 maggio 2010<br />
<strong>Silvia Pagnotta</strong>, mamma di Nina II elementare<br />
<strong>Tina Giudice</strong>, mamma diSabrina III elementare<br />
<strong>Elena Ceccarelli</strong>, mamma di Caterina III elementare</p>
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		</item>
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		<title>Il voto: un oggetto nazional-popolare</title>
		<link>http://www.scuolalonghena.org/blog/il-voto-un-oggetto-nazional-popolare/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 17:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e parole]]></category>
		<category><![CDATA[2008-2009]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>

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		<description><![CDATA[
 Il voto: un oggetto nazional-popolare
di Giancarlo  			Cerini

Prima e dopo il voto,  		dentro e fuori la scuola
Le vicende di questi  		mesi in materia di valutazione (come il ripristino del voto in condotta  		e il ritorno dei voti numerici nella scuola di base, aboliti nel lontano  		1977) segnalano un rapporto difficile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;"> Il voto: un oggetto nazional-popolare</span></strong><span style="color: blue; text-decoration: underline;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: x-small;"></span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>di Giancarlo  			Cerini</strong></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Prima e dopo il voto,  		dentro e fuori la scuola</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Le vicende di questi  		mesi in materia di valutazione (come il ripristino del voto in condotta  		e il ritorno dei voti numerici nella scuola di base, aboliti nel lontano  		1977) segnalano un rapporto difficile tra le esigenze “interne” degli  		addetti ai lavori e le aspettative “esterne” della società. Ormai sembra  		che i valori che ispirano coloro che operano all’interno della scuola  		(pensiamo alle idee di inclusione, accoglienza, pari opportunità,  		solidarietà) siano assai lontani dalle tendenze della società civile  		(ove sembrano prevalere l’affermazione dell’individuo, la competizione,  		il successo). Anche la questione del voto (e più in generale della  		valutazione a scuola) non sfugge a questo dilemma. Chi sta a scuola,  		soprattutto in quella dell’obbligo, è legato ad una prospettiva di  		valutazione formativa, orientata a riconoscere e valorizzare  		l’apprendimento, piuttosto che a giudicarlo e sanzionarlo. Questi  		principi pedagogici stanno scritti anche nel testo delle Indicazioni per  		il curricolo del 2007 (e nelle linee guida del nuovo obbligo  		scolastico). In poche righe si delinea un coerente sistema,  		dall’osservazione diagnostica alla valutazione in itinere e a quella  		sommativa, con il preminente obiettivo di stimolare il miglioramento  		continuo degli allievi e di regolare l’iniziativa didattica degli  		insegnanti. Questa filosofia si estende anche all’azione della scuola e  		del sistema educativo nel suo complesso.<span id="more-1228"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">La valutazione, in  		sintesi, è finalizzata ad introdurre elementi di riflessività in tutti  		gli attori del sistema, a partire da insegnanti e allievi, per  		consentire loro di prendere decisioni a “ragion veduta”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Dall’esterno, invece,  		proviene una spinta diversa, quella del controllo, della verifica, del  		rapporto costi/benefici, della tenuta del sistema, riassumibili nella  		domanda “quanto mi costi, quanto mi rendi?”. Sono istanze che risalgono  		all’introduzione dell’autonomia, alla legge 59 del 1997, là ove si  		ricorda che la scuola che gode di autonomia è tenuta a “render conto”  		della propria produttività culturale. Oggi la rendicontazione sociale  		(c.d. accountability) è ormai il cardine fondamentale di ogni sistema  		valutativo, capace di coniugare l’esigenza di trasparenza verso  		l’esterno, di affidabilità e leggibilità dei dati, di feed-back  		indispensabile per la scuola (che non può chiudersi a riccio  		nell’autoreferenzialità delle sue pratiche autovalutative).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Domande impegnative, ma  		indispensabili</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Ma che cosa si valuta?  		Quali sono gli “oggetti” della valutazione? Tutto è misurabile o nulla è  		misurabile? C’è il rischio che l’apprendimento sia visto come una  		scatola nera inespugnabile, che ci si debba limitare a rilevare qualche  		prestazione/abilità parziale e visibile, mentre le competenze sarebbero  		condotte della persona ben più profonde, che chiamano in gioco risorse  		non solo cognitive, ma affettive, sociali, emotive (e quindi assai  		difficili da descriver, standardizzare, certificare). Da un lato occorre  		rifuggire da una idea naturalistica dell’apprendimento (a quel punto  		dove starebbe il valore aggiunto dell’istruzione a scuola, il guadagno  		di ciascuno rispetto al proprio punto di partenza?), ma anche dalla  		facile semplificazione che impoverisce la ricchezza dei processi di  		conoscenza a mere prestazioni comportamentali.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">La scelta dovrebbe  		essere quello di certificare le competenze (così si esprime la legge  		169/08) solo dopo aver sviluppato un’adeguata elaborazione in merito  		all’idea di competenza, alla condivisione di criteri, alla descrizione  		preventiva di soglie di livello (cui commisurare il valore delle  		competenze), all’uso che si intende fare delle certificazioni. Sarà un  		inutile supplemento formale della pagella o un generoso tentativo di  		descrivere in positivo gli apprendimenti via via realizzati dagli  		allievi? L’impressione è che tutte le proposte di introdurre il tema  		della certificazione nella scuola (la formazione professionale fa storia  		a sé) siano state accompagnate da forti dosi di improvvisazione. Ad  		esempio, non è ancora acquisita l’idea di standard di apprendimento, che  		spesso sono temuti nella scuola di base come elemento selettivo od  		auspicati nella scuola superiore come indispensabile supporto ad una  		valutazione che si vorrebbe “oggettiva” o vissuta come deterrente nei  		confronti dei ragazzi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Ma chi definisce gli  		standard? Il rischio è che questo delicato processo sia commissionato ad  		una agenzia docimologica, ad un gruppo di esperti riuniti a Frascati  		(sede dell’Invalsi), piuttosto  che affidata ad percorso dal basso, di  		costruzione condivisa, a partire dalle comunità dei docenti, dalla  		descrizione di processi didattici effettivi e quindi utilizzabili non  		solo per misurare i risultati, ma per migliorare le pratiche didattiche.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">La valutazione non è  		solo, o soltanto un problema di voti o di classificazione, ma richiede  		un preliminare strato di rilevazioni (osservazioni, prove, lavori  		autentici degli allievi, test strutturati, ecc.) che va poi  		adeguatamente letto e interpretato alla luce di alcuni criteri condivisi  		e resi espliciti. Il fatto è che questi criteri sono spesso  		contraddittori e confusi: si va dall’apprezzamento del progresso  		personale dell’allievo alla preventiva definizione di risultati attesi  		(soglie assolute) o alla comparazione delle prestazioni rispetto a fasce  		statistiche (per rilevare eccellenze e criticità). Ecco perché la  		semplice reintroduzione del voto rischia di travolgere questa embrionale  		cultura della valutazione che in Italia è appena ai primi passi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Dietro il voto</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Si capisce, insomma,  		che c’è ben altro dietro il voto: che un “6” non è –di per sé- più  		chiaro, oggettivo e trasparente di un “sufficiente”, se non si chiarisce  		cosa stiamo valutando (conoscenze, abilità, competenze…), sulla base di  		quali criteri (progresso dell’allievo, standard di riferimento, soglie  		assolute ecc.), utilizzando quali strumenti di verifica (osservazioni,  		prove tradizionali, prove strutturate, prodotti degli allievi ecc.). per  		non parlar poi della connessione con il tema della valutazione autentica  		(pensiamo all’occasione sprecata del portfolio), dell’autovalutazione,  		della descrizione degli apprendimenti, della certificazione delle  		competenze e del suo significato.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">E a monte c’è una  		domanda ancora più impegnativa: qual è il significato della valutazione  		in una scuola di base? Dovrà aiutare a distinguere meglio i risultati  		degli allievi o dovrà contribuire a stimolare il miglioramento continuo  		dei processi di apprendimento? Dovremo ripristinare le bocciature, anche  		nella scuola elementare e media? Oggi alle medie si boccia al 3,5%, ma  		indagini serie ci dicono che il 20% degli allievi non è sufficiente in  		discipline fondamentali come la matematica e le lingue straniere. Oppure  		dovremo, ancora una volta impegnarci in quel compito difficile e quasi  		impossibile, che è stare accanto ad ogni ragazzo per ottenere da lui il  		massimo e portarlo verso traguardi accettabili per farne un cittadino a  		pieno titolo? Ecco un bel dilemma, tra personalizzazione (che può essere  		rinunciataria) e standard di apprendimento (che possono apparire una  		costruzione artificiosa).<span style="color: blue; text-decoration: underline;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman;">[2]</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">La valutazione degli  		allievi è un processo delicato, che interpella innanzi tutto chi la  		compie (gli insegnanti e le istituzioni scolastiche), è una ricerca  		continua di un giusto equilibrio tra promozione, cura, attenzione ai  		bisogni degli allievi e valorizzazione dei loro impegni, capacità,  		meriti. Tutto questo sta a fatica dentro un voto e non è certo  		rappresentato e descritto dalla pura media aritmetica dei voti assegnati  		in corso d’anno. E’ quindi fuorviante chiedere ai docenti di estendere  		l’uso dei voti numerici nell’attività quotidiana, sui quaderni, nei  		registri, sulle schede, sulle prove… Dove finirebbe la nostra cultura  		della valutazione? L’attenzione ai processi? La rilevanza dei contesti?  		L’analisi dei “prodotti” dell’apprendimento?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>La ricerca continua</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">La reintroduzione del  		voto, l’apparente consenso sociale di cui sembra godere, l’enfasi sulle  		prove e comparazioni internazionali, sono tutti indizi di un bisogno  		sociale diffuso di valutazione, che  assume però i caratteri di uno  		sbrigativo ritorno alle rassicuranti pratiche del passato, e che invece  		dovrebbe porsi nuove questioni:</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin-left: 36pt;">-<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; font-family: Times New Roman;"> </span>come disporre di informazioni più esplicite sui livelli di  		apprendimento dei nostri ragazzi, per poter intraprendere azioni di  		recupero e di compensazione e assicurare pari opportunità ed equità nei  		risultati;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin-left: 36pt;">-<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; font-family: Times New Roman;"> </span>come tenere sotto controllo l’insistito richiamo a comportamenti,  		condotta, tratti della personalità, senza andare “fuori tema” e  		contribuire invece alla formazione di ragazzi liberi, autonomi e  		responsabili);</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin-left: 36pt;">-<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; font-family: Times New Roman;"> </span>come rinnovare il sistema delle prove d’esame (ivi compreso  		l’inserimento al loro interno di sequenze strutturate) e avviare la  		costruzione di un curriculum formativo dell’allievo (dossier, portfolio,  		ecc.) che favorisca pratiche autovalutive e progetti personali di  		formazione e sviluppo;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin-left: 36pt;">-<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; font-family: Times New Roman;"> </span>come arrivare a nuovi modelli nazionali di certificazione (con  		tutto ciò che questa operazione implica) e come aiutare le scuole a  		costruire ipotesi di schede per gli alunni corrette e chiare (che  		dovrebbero apprezzare la progressione personale degli allievi verso  		traguardi comuni socialmente definiti);</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin-left: 36pt;">-<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; font-family: Times New Roman;"> </span>l’attribuzione di un significato alle nuove rilevazioni  		generalizzate dell’INVALSI, che ritornano dalla primavera 2009, rendendo  		più espliciti i frame-work sottesi ai test, il rapporto con i curricoli  		reali, le modalità di somministrazione, l’uso che se ne intende fare.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">E’ doveroso promuovere  		un pubblico dibattito su queste questioni e bene ha fatto l’Invalsi, per  		il quale sono uscite le Direttive di riferimento<span style="color: blue; text-decoration: underline;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman;">[3]</span></span></span>,  		ad ospitare sul suo sito un importante contributo, firmato da Checchi,  		Ichino, Vittadini,<span style="color: blue; text-decoration: underline;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman;">[4]</span></span></span> sulle prospettive future del nostro sistema di valutazione. Ma il tema  		non può essere lasciato ai soli economisti dell’istruzione, occorre  		coinvolgere maggiormente gli insegnanti (e questi non devono temere di  		farsi coinvolgere), anche con un indispensabile sguardo europeo<span style="color: blue; text-decoration: underline;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman;">[5]</span></span></span>,  		ove la pratica della valutazione appare molto più avanzata rispetto al  		nostro paese.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Da dove ricominciare?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Una agenda per la  		valutazione per i prossimi anni dovrebbe saper guardare al di là delle  		contingenze e muoversi un una prospettiva di lungo termine, proponendosi  		alcuni obiettivi precisi:</p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin-left: 36pt;"><span style="font-size: 12pt;">-<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; font-family: Times New Roman;"> </span>promuovere azioni di ricerca, formazione e studio, con la diretta  		partecipazione degli operatori scolastici e con la collaborazione  		dell&#8217;Invalsi, al fine di diffondere e rafforzare una idea di valutazione  		orientata al miglioramento e all&#8217;armonizzazione dei risultati scolastici  		sull&#8217;intero territorio nazionale;</span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin-left: 36pt;"><span style="font-size: 12pt;">-<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; font-family: Times New Roman;"> </span>sostenere la sperimentazione della certificazione delle  		competenze in uscita dal primo ciclo (meglio ancora, dal biennio  		superiore), per elaborare una strumentazione nazionale coerente con le  		linee e i documenti di riferimento europei, al fine di evitare una  		inutile duplicazione di adempimenti burocratici e amministrativi;</span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin-left: 36pt;"><span style="font-size: 12pt;">-<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; font-family: Times New Roman;"> </span>promuovere la ricerca di standard di apprendimento condivisi e  		trasparenti, l’elaborazione di modelli e procedure uniformi, la  		realizzazione di un adeguato piano di formazione dei docenti per  		corrette pratiche docimologiche, affinchè la reintroduzione del voto non  		rappresenti un impoverimento di conoscenze professionali; </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin-left: 36pt;"><span style="font-size: 12pt;">-<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; font-family: Times New Roman;"> </span>chiarire che la rilevazione degli apprendimenti, anche mediante  		prove standardizzate di carattere nazionale, è finalizzata a migliorare  		le pratiche di autovalutazione e valutazione, a consentire ai diretti  		interessati una corretta interpretazione e comparazione dei risultati  		raggiunti dalla scuola e dagli allievi, in termini di valore aggiunto; </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin-left: 36pt;"><span style="font-size: 12pt;">-<span style="font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; font-family: Times New Roman;"> </span>ad introdurre con gradualità la elaborazione di un «bilancio  		sociale» da parte di ogni istituzione scolastica autonoma, al fine di  		assicurare necessarie forme di rendicontazione sociale di processi e  		risultati.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt;"> </span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12pt;">Oltre il voto</span></strong></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt;">A livello politico si sta diffondendo la  		consapevolezza che un efficace sistema di valutazione è indispensabile  		per lo sviluppo del nostro sistema educativo. Lo dimostrano alcuni  		provvedimenti assunti concordemente dal Parlamento (come la legge 176  		del  25 ottobre 2007, che ha introdotto la quarta prova strutturata  		all’interno dell’esame di terza media ed ha puntualizzato il ruolo  		dell’Invalsi e delle sue rilevazioni “oggettive”).  Anche le indicazioni  		che abbiamo citato sopra sono riprese largamente da alcuni ordini del  		giorno approvati dal Parlamento all’atto della conversione dei pur  		controversi decreti-legge sulla scuola<span style="color: blue; text-decoration: underline;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: Times New Roman;">[6]</span></span></span>.</span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt;">Per rinnovare la nostra cultura della  		valutazione, si può forse ripartire dalle nuove (vecchie?) modalità di  		valutazione degli allievi, ma per ragioni di “reciprocità” occorre  		aprire il sistema valutativo a 360°, mettere sotto osservazione anche la  		qualità dell’apporto delle scuole per raggiungere quei risultati,  		l’impegno dei docenti e la loro professionalità, la funzione dei  		dirigenti scolastici. Si può e si deve riparlare di valutazione, ma  		questa azione deve poter riguardare tutti i soggetti in gioco.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<div>
<hr size="1" />
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: blue; text-decoration: underline;"> <span class="MsoFootnoteReference"> <span style="font-size: 10pt; font-family: Times New Roman;"> [1]</span></span></span><span style="font-size: x-small;"> Questo contributo  				rappresenta l’introduzione di un più ampio dossier sulla  				valutazione degli alunni, delle scuole, degli insegnanti, dei  				dirigenti (con contributi di Castoldi, Previtali, Ribolzi,  				Spinosi) che apparirà sul n. 2 (marzo-aprile 2009) di “Rivista  				dell’istruzione. Scuola ed autonomie locali”, Maggioli editore.</span></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: blue; text-decoration: underline;"> <span class="MsoFootnoteReference"> <span style="font-size: 10pt; font-family: Times New Roman;"> [2]</span></span></span><span style="font-size: x-small;"> Queste osservazioni sono  				tratte dalle puntigliose osservazioni sugli ultimi provvedimenti  				in materia di valutazione, contenuti in Red Rom, Docimologia da  				Bar Sport, (dicembre 2008).</span></p>
</div>
<div id="ftn3">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: blue; text-decoration: underline;"> <span class="MsoFootnoteReference"> <span style="font-size: 10pt; font-family: Times New Roman;"> [3]</span></span></span><span style="font-size: x-small;"> Direttiva Ministeriale n.  				74 del 15 settembre 2008 (Linee guida triennali) e Direttiva  				Ministeriale n. 75 del 15 settembre 2008 (Piano di azione per l’a.s.  				2008/09).</span></p>
</div>
<div id="ftn4">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: blue; text-decoration: underline;"> <span class="MsoFootnoteReference"> <span style="font-size: 10pt; font-family: Times New Roman;"> [4]</span></span></span><span style="font-size: x-small;"> D.Checchi, A.Ichino,  				G.Vittadini, Un sistema di misurazione degli apprendimenti per  				la valutazione delle scuole: finalità ed aspetti metodologici,  				Frascati, 4 dicembre 2008 (prelevabile dal sito 				<a style="color: blue; text-decoration: underline;" href="http://www.invalsi.it/" target="_blank"> www.invalsi.it</a> ). </span></p>
</div>
<div id="ftn5">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: blue; text-decoration: underline;"> <span class="MsoFootnoteReference"> <span style="font-size: 10pt; font-family: Times New Roman;"> [5]</span></span></span><span style="font-size: x-small;"> Associazione TreeLLLe,  				Sistemi europei di valutazione della scuola a confronto,  				Seminario n. 10, Genova, 2008. </span></p>
</div>
<div id="ftn6">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: blue; text-decoration: underline;"> <span class="MsoFootnoteReference"> <span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: x-small;">[6]</span></span></span></span><span style="font-size: x-small;"> L’odg Aprea (firmato anche dalla minoranza) impegna il Governo:  				“<em>ad accelerare, attraverso il contributo scientifico  				dell&#8217;INVALSI, la definizione dei descrittori dei livelli di  				apprendimento disciplinare del primo e del secondo ciclo, nonché  				il profilo in uscita atteso per ogni studente al termine di ogni  				singolo percorso di studio, tenendo anche conto della disabilità  				e dei disturbi specifici di apprendimento, affinché  				l&#8217;assegnazione dei voti, l&#8217;attestazione dei risultati raggiunti  				e la certificazione delle competenze corrispondano a conoscenze,  				abilità e competenze comparabili e misurabili tra scuole e, più  				generalmente, a livello nazionale</em>”.</span></p>
</div>
</div>
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		<title>LE SCUOLE PRIMARIE S’INTERROGANO SUL VOTO</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 19:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[2008-2009]]></category>
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		<description><![CDATA[Le scuole primarie :
LONGHENA, FORTUZZI, ROMAGNOLI, XXI APRILE, BOTTEGO, SILVANI, MATTIUZZI CASALI, ARMANDI AVOGLI
invitano genitori e insegnanti all’incontro
LE SCUOLE PRIMARIE S’INTERROGANO SUL VOTO
11 MARZO ore 20 e 30
SALA del SILENTIUM, vicolo Bolognetti 2, Bologna
INTERVENTI:
Cristiana Costantini (insegnante scuola Longhena)
Francesca Gattullo (insegnante scuola Fortuzzi)
Michele Murgioni (insegnante scuola Romagnoli)
Cristiana Scappini (genitore scuola Longhena)
Università di Bologna, Scienze della Formazione:
prof. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Le scuole primarie :<br />
LONGHENA, FORTUZZI, ROMAGNOLI, XXI APRILE, BOTTEGO, SILVANI, MATTIUZZI CASALI, ARMANDI AVOGLI</p>
<p style="text-align: center;">invitano genitori e insegnanti all’incontro</p>
<h2 style="text-align: center;">LE SCUOLE PRIMARIE S’INTERROGANO SUL VOTO</h2>
<p style="text-align: center;"><strong>11 MARZO ore 20 e 30<br />
SALA del SILENTIUM, vicolo Bolognetti 2, Bologna</strong></p>
<p><strong>INTERVENTI:</strong></p>
<p><strong>Cristiana Costantini</strong> (insegnante scuola Longhena)<br />
<strong>Francesca Gattullo</strong> (insegnante scuola Fortuzzi)<br />
<strong>Michele Murgioni</strong> (insegnante scuola Romagnoli)<br />
<strong>Cristiana Scappini</strong> (genitore scuola Longhena)</p>
<p>Università di Bologna, Scienze della Formazione:<br />
prof. <strong>Luigi Guerra</strong>, prof.ssa <strong>Eugenia Lodini</strong>, prof.ssa <strong>Maria Lucia Giovannini</strong></p>
<p>Coordina <strong>Marzia Mascagni</strong>, (insegnante scuola Longhena)</p>
<p><strong>INVITATI:</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Alessandro Palmi</strong> COBAS, <strong>Sandra Soster</strong> CGIL, <strong>Francesco Bonfini</strong> CUB</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.scuolalonghena.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/11marzo2009-iniziativa-voto.pdf" target="_blank">Preleva il volantino: 11 marzo 2009-iniziativa-voto</a></p>
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