set 072009
 

Riflessioni sul caso bolognese  Dirigente Turci e  Dirigente Scolastico  Regionale

Oggi in Italia è in atto un’operazione molto pericolosa. Non si tenta soltanto di intimidire chi ha l’ardire di sollevare critiche verso l’operato della propria Amministrazione, ma di gettare sotto una luce negativa e sovversiva il “far politica”.

Dice il Ministro Gelmini :”A scuola non si fa politica!”. Ma è impossibile separare il “fare scuola” dal “fare politica”.
Dal vocabolario Zanichelli: politica è il modo di agire di chi partecipa al governo della vita pubblica.
L’uomo è un animale politico, già Aristotele aveva elaborato il concetto.
Tutto, quando si agisce nella collettività, è politica. Qualsiasi azione, pensiero, lo sono perché tutto incide sulla vita sociale.
A maggior ragione il rapporto scuola/politica diventa inscindibile perché la scuola è pienamente inserita nella società. Banalmente, anche un’ora in più o in meno di scuola modifica la vita delle persone e quindi già modificare un orario scolastico è fare politica.
E’ chiaro poi che “fa politica” sia chi  esprime dissenso sia chi in silenzio aderisce alla linea di un governo.
Nel caso della scuola i ministri-datori di lavoro si avvicendano in quanto rappresentanti proprio di uno schieramento politico.
Quando un cittadino esercita i propri diritti di critica e di espressione del pensiero non dovrebbe, in uno Stato democratico, essere sanzionato o ripreso da chi ha posizioni superiori.
Piena solidarietà alla Dirigente Turci e sostegno a tutti quelli che “fanno politica” a scuola.
 

Cristiana Costantini
Ins. scuola primaria, Bologna

  2 Risposte a ““A scuola non si fa politica!””

  1. Cara Cristiana, il fatto è che ai governanti, tutti, destra/centro/sinistra (?!), interessa solo avere confronti con persone silenti e obbedienti, che non rompano troppo le scatole, che li votino per noia e/o indifferenza e che li lasciano agire come meglio viene per il loro (non nostro!) tornaconto. MA, come disse qualcuno tempo fa, al mondo ci sono anche dei “coglioni” (scusa, ma è per usare lo stesso appellativo) che non hanno l’indole silente e neppure passivamente ubbidiente. Forse qualcuno dovrebbe rileggere (o leggere per la prima volta) Aristotele, il quale identifica la politica come “comunità di cittadini” (polis). La scuola non è frequentata dai cittadini di domani?

  2. A scuola non si può fare politica, però la politica (se di politica si può ancora parlare, riferendosi a gente di questo livello) è libera di fare e disfare la scuola senza contraddittorio. Insomma: a noi tocca ossequiate il galateo, e la mazza ferrata dobbiamo lasciarla usare a loro… eh, no! che almeno se la sudino, la loro pagnotta di ladri!

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