feb 142009
 

La FLC CGIL di Bologna sul caso Longhena

Nell’inaudito polverone che si è sollevato sul “caso Longhena” ed in attesa che l’ispezione ministeriale attualmente in corso sappia ricondurre ad una serena valutazione di merito gli atti e le scelte operate dalle insegnanti nell’esercizio delle loro funzioni, la FLC CGIL di Bologna considera molto grave che in questo clima di “riconduzione all’ordine e all’obbedienza” della scuola ben pochi dei dichiaranti alla stampa si pronuncino sulla sostanza del fatto.

Tale sostanza è la seguente: con la reintroduzione dei voti negli ambiti disciplinari nella scuola primaria se ne distruttura profondamente l’impianto pedagogico e didattico e per una pura operazione d’immagine – questa sì solo politica – si buttano al macero 40 anni di pensiero scientifico e di altissima esperienza nel campo dell’educazione. Su questo punto – al di là delle scelte e delle azioni dei singoli di cui i singoli, appunto, rispondono – non è in discussione “la solidarietà” alle maestre delle Longhena. Ciò che le muove, infatti, è  il pensiero di tutto il mondo pedagogico e di tutto il mondo della scuola primaria e che questo sia oggi costretto a ragionare su come contenere il danno che apporta ai ragazzi un’iniqua norma di legge da rispettare e come la stessa dirigenza scolastica e l’Amministrazione siano oggi costrette a muoversi in autotutela più che a salvaguardia della qualità formativa la dice lunga sull’irragionevolezza e sullo stile autoritario di chi oggi governa la scuola.

Un altro punto di sostanza, nel furore del momento e in dichiarazioni improvvide che sono state riportate, è passato in secondo piano. Se infatti qualunque delibera di un Collegio docenti può essere impugnata e in sede amministrativa se ne certifica la validità, restano fuori discussione due principi: è infatti compito esclusivo del Collegio esprimere criteri condivisi in merito alla valutazione degli alunni; è responsabilità esclusiva del singolo insegnante, ovvero del team docente su classe in questo caso, il giudizio sull’alunno – e dunque il voto che ora è costretto a dare – alla luce del progetto educativo e dei criteri valutativi conseguenti che si è dato e che sono stati comunicati alle famiglie.
Tutte le scelte sono ovviamente discutibili – e lo sono abitualmente ad esempio nella scuola superiore dove i voti ci sono da sempre -, ma questa non è politica, è la responsabilità connessa alla funzione docente, impegnata oggi, come si diceva, a ridurre quel danno ai ragazzi e al loro processo educativo che la reintroduzione del voto comporta.

Una vicenda dunque mal gestita ed una sostanza dei problemi artificiosamente ignorata dai più in queste convulse giornate. Altro che scandalo per “un dieci politico”! Dei diritti dei ragazzi ad una serena valutazione pedagogicamente fondata e del diritto della scuola di essere lasciata serenamente a fare il proprio mestiere, nella logica del braccio di ferro e della riconduzione all’obbedienza, sembra ormai che non importi nulla a nessuno.

Sandra Soster

Bologna 13 febbraio 2008