feb 142009
 

Riceviamo e pubblichiamo:

La mia piena solidarietà professionale ed umana alla dirigente, alle colleghe e ai colleghi della Scuola elementare Longhena.

E un caloroso consiglio: non commettete l’errore di lasciarvi dividere! Da nessuno. La scuola è dei bambini che la frequentano e vostra, del loro diritto di apprendere e del vostro impegno professionale per garantirlo, della sua storia, del futuro che saprete darle.

Caro Ministro, ora non si stupisca:

Chi semina vento raccoglie tempesta!

Caro Ministro, diciamo le cose come stanno: lei sta semplicemente raccogliendo ciò che ha seminato, con ostinazione e coerenza,dalla fine di agosto ad oggi. Ovvero da quando ha aperto un fronte di conflitto con la scuola democratica e progressista, che ritiene politicamente asservita ai cascami e ai detriti ideologici del sessantotto.

[…]

Per queste ragioni mi auguro che lei voglia abbassare i toni, rinunciare alle rappresaglie amministrative e possa soprattutto affidarsi a qualche consigliere meno accecato di ideologia. E possibilmente con un po’ più di sensibilità umana e di competenza professionale. Ce ne sono, spero bene, anche dalle sue parti: li scovi, li rassicuri e li ascolti.

Buon lavoro.

Mario Ambel

Il testo intero della lettera da leggere su: http://www.memorbalia.it/

  Una risposta a “Chi semina vento raccoglie tempesta!”

  1. Il Paese sbagliato…

    Circa un anno addietro, navigando su Internet, sono entrata, casualmente, nel sito di una scuola elementare speciale : la scuola Longhena di Bologna. Cliccando nelle varie pagine e soffermandomi quel tanto che basta per avere una precisa idea del quotidiano scolastico di questa scuola , per la prima volta, dopo circa due anni di età pensionabile vissuti e ogni giorno assaporati – come è giusto che sia dopo oltre 35 anni di lavoro spesi senza risparmio -, ho sentito una pungente nostalgia . Nostalgia che mi ha inizialmente sorpreso e , poi, infastidito perché cozzava con la certezza di una scelta convinta, ponderata a lungo e considerata …inevitabile, perché desideravo andar via, lasciare la scuola, con il sorriso e con l’entusiasmo del primo giorno, e intuivo , visti i tempi caratterizzati dalla riforma dell’allora ministro Moratti, che “dopo” non sarebbe più stato possibile. Con molta probabilità , se fossi rimasta ancora qualche anno, mi sarei imbattuta con la parte peggiore di me stessa – quella senza entusiamo e sogni- è ciò avrebbe avuto, inevitabilmente, una ricaduta sul mio lavoro di insegnante. E non volevo , né potevo permetterlo…
    Ma questa scuola, la Scuola Longhena di Bologna, aveva – ed ha – una caratteristica particolare: è una scuola viva, che trasmette serenità, voglia di fare…Una scuola che invita al confronto, nella consapevolezza che la diversità è ricchezza , motivo di crescita , orizzonti distesi. Una scuola-laboratorio nel vero senso della parola, dove i progetti non sono solo sterili fogli di belle intenzioni, ma efficace e attiva realizzazione di idee. In questa scuola a distinguersi non è solo un gruppo, più o meno sparuto, di insegnanti “rivoluzionari” – che spesso, in altre realtà scolastiche, inevitabilmente cozza contro l’immobilismo di altri , scatenando gli istinti più bassi di quest’ultimi – ma tutto il corpo insegnante . Tutti, in questa scuola, sono e si sentono protagonisti. Tutti : perfino i nonni! La circolarità delle idee è garantita, il successo scolastico, conseguente.
    “Mi sarebbe piaciuto, molto!, lavorare con voi – scrissi tempo addietro nel loro sito-. Siete stati capaci di farmi rimpiangere la scuola…”

    Perché scrivo tutto questo?
    Ha, forse, la scuola di Longhena necessità di un mio “evviva”? No, di certo.
    Tutti ( dirigente, insegnanti, alunni e genitori) sanno bene che la loro è una scuola di qualità.
    Scrivo per urlare, forte, la mia indignazione. Il fatto è questo.
    Oggi, 13 febbraio, ho letto ne “La nuova Sardegna” , un articolo che porta la firma di Annalisa D’Aprile, dal titolo “No ai voti, 10 politico ai bambini”. Si parla delle “sanzioni annunciate dal ministro della pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini, che non ha preso bene la “bravata” delle maestre della scuola elementare Longhena di Bologna”.
    Si accusano gli insegnanti di fare “politica a scuola”, di bambini “coinvolgi in scontri ideologici” e via dicendo. Non mi meraviglia più di tanto. So bene che il ministro Gelmini conosce poco la scuola e ancor meno i bisogni dei bambini…Non è una novità. Non ha nessuna competenza e nessuna esperienza. Esperienza che, forse, si farà…ma che, per ora , non ha. Si può diventare, all’improvviso, ministro . Ma non ci si può improvvisare educatore e/o insegnante , soprattutto quando si ha a che fare con bambini dai sei ai dieci anni.
    Ciò che mi fa, invece , sobbalzare dalla sedia ed indignare sono le parole-minaccia del direttore generale Luigi Catalano, riportate dalla giornalista :

    “ La valutazione degli studenti, tanto più per i primi anni di studio, è un processo serio, in cui sono coinvolti aspetti importanti dell’apprendimento,come la motivazione e la fiducia nelle proprie capacità. Per questo ogni insegnante sa che si tratta di materia delicata, che coinvolge gli studenti e le famiglie e non può in nessun modo essere condizionata da considerazioni estranee al dialogo didattico. Alla scuola primaria Longhena faremo le verifiche del caso con l’obiettivo di riportare tutta la situazione al rispetto delle norme e del buon senso.”.

    Non credo che il direttore generale non abbia mai letto un libro di Mario Lodi, anche perché ne ha scritti tanti. Così come sono certa che non può non aver sentito parlare di don Milani, di Lucia Tumiati, di Marcello Argilli, di Gianni Rodari, di Roberto Piumini…tutte persone che hanno rafforzato e lubrificato la coscienza di tanti insegnanti che, come me, avevano bisogno di “cominciare non dal programma ma dal bambino…che è sotto di tutti, proprietà di tutti e senza difese…” (da “Cominciare dal bambino” di Mario Lodi- Piccola Biblioteca- Einaudi), contribuendo così , in maniera determinante, a far sì che le scuole elementari italiane fossero , e siano, tra le migliori del mondo.
    E allora mi domando : “Perché questa esternazione ?!”

    E’ così difficile comprendere che il ritorno al voto , proprio perché la “valutazione è un processo serio”, alle scuole elementari non ha nessun senso?
    Bene hanno quindi fatto gli insegnanti della scuola elementare Longhena , anche grazie all’autonomia di cui gode ogni istituto ( o è sparita , sotto sotto, anche quella?!) ad urlare il loro No con un bel 10 e lode a tutti gli alunni!
    Gli alunni delle scuole elementari dovrebbero essere messi , tutti , nelle condizioni di procedere nella crescita cognitivo-relazionale con serenità, senza lo spauracchio continuo di una valutazione che , quando non mortifica gli alunni, solletica la vanità e la competizione.
    E , poiché non è una questione di poco conto, penso che sia necessario , o meglio, urgente ripensare a ciò che scrisse , in tempi non sospetti, proprio Mario Lodi , colonna indiscussa della scuola italiana.
    Mario Lodi nel suo “Il paese sbagliato”, rivolgendosi, in premessa, a Katia, una giovane che decide di iscriversi all’istituto magistrale per diventare maestra, così scrive :
    “Ai bambini comandano tutti e quindi lui si sente a posto : i genitori a casa, il prete in chiesa, il maestro a scuola; poi comanderà il dirigente al partito o al sindacato, il sergente al soldato e infine il padrone in fabbrica. Cresciuto uomo così, si rifarà comandando alla moglie e ai figli e allungherà la catena, che nessuno osa spezzare perché ognuno di noi tende a diventare secondino”.

    “La scuola…qualcosa di immutabile in cui il bambino, dopo l’esperienza dell’autorità paterna, passa sotto quella del maestro, il quale gli insegna che si troverà sempre sotto qualcuno che gli traccerà il suo destino. Milioni di croci nei cimiteri di guerra ci dicono quale destino hanno avuto uomini ai quali la scuola non aveva insegnato che in certi casi si può, si deve dire di no.
    E qui siamo al nocciolo della questione, alla scuola così fatta per formare uomini-servi invece che uomini liberi.
    Alla scuola congegnata non casualmente , in modo che la nostra libertà di educatori praticamente non esiste.”

    “Chi comanda ha modellato la scuola a immagine e somiglianza del sistema :
    il profitto lo troviamo espresso in voti. E tu sai per esperienza diretta che dove c’è la prova oggettiva dell’esame uguale per tutti, non si tiene conto del punto di partenza di ognuno, dei talenti e degli sforzi compiuti dall’handicappato.
    Per noi del Movimento di cooperazione educativa questa realtà che non si vuol ammettere, è cosa vecchia ormai. Noi abbiamo dimostrato, abolendo i voti e sostituendo ad essi l’interesse reale del bambino , e quindi trasformando noi stessi da maestri-giudici in animatori e guide dei ragazzi, che è possibile strappare dal loro animo la gramigna spirituale dell’invidia e della superbia che producono l’opportunismo e il conformismo in un ambiente autoritario, proprio come avviene dell’operaio che sotto la spinta della necessità si comporta col padrone senza dignità. Nell’ambito di questi rapporti negativi avviene la distruzione , sul piano operativo , dei valori e dei principi: la libertà, la democrazia il cristianesimo non s’imparano se non si vivono fra i banchi della scuola . Nella realtà di un mondo come il nostro che ha sull’altare il dio-lira , chi vuol mantenersi coerente con quei principi …finisce presto in rovina.”

    “Lo scolaro , in una scuola fondata sui voti, studia perché ci sono i voti.
    Se strappi il voto dalle mani dell’insegnante, tutto il sistema crolla. E’ come strappare le armi alla polizia di uno stato oppressivo. Nell’aula , lo schema entro cui si forma lo scolaro è semplice, funzionale, rigido e terribile : spiegazione, ripetizione, voto; dettato, tema, problema e voto. E tutto, dentro e fuori della scuola, è predisposto per neutralizzare il bambino come essere pensante: i manifesti pubblicitari che gli suggeriscono la merendina, gli albi dell’edicola, le figurine dei giocatori che lo iniziano al tifo sportivo e lo spingeranno allo stadio a urlare a favore degli idoli pagati a milioni…”.

    “Ciò che siamo si rivela subito il primo giorno, quando di fronte ai bambini devi decidere come impostare il tuo lavoro : per asservire o per liberare. Da questa scelta discende tutto il resto, anche la tua dimensione umana . Se scegli il metodo della liberazione, senti nascere dentro di te una grande forza che è l’amore per i ragazzi, lo stesso amore che non può non trasferirsi sul piano sociale con l’impegno civile. E’ una forza straordinaria che capirai quando la proverai : sotto i colpi dei persecutori più vili ,che dalla tua opera si sentono smascherati, resti in piedi sorretto solo dalla coscienza .”

    “Se non sei per la liberazione dell’uomo, porti a scuola la tecnica del padrone, duro o paterno a seconda dei casi : apparentemente è il sistema più facile e comodo , ma alla fine ci trovi un vuoto morale e la noia. Predisponi il lavoro secondo il tuo fine, pieghi i ragazzi a poco a poco al tuo volere . Automi del tuo programma, sempre quel gesto , domande-risposte-voto, capaci di abilità tecniche magari in anticipo sulla norma ma meccanicamente apprese , i ragazzi ti muoiono davanti agli occhi un poco ogni giorno nella compressione della fantasia e dell’intelligenza , nel distacco sempre più netto tra la scuola e la vita , nell’astuzia con la quale ti studiano per il proprio tornaconto . E tu ti illudi dei risultati, delle rispostine dell’esame. Domani con la stessa astuzia con cui sanno strapparti il voto buono, diventano arrampicatori sociali dentro il sistema rimasto intatto , con i padroni in alto a comandare e a fare le leggi per sé…e i poveri diavoli in basso a tirar su a forza di braccia tutto.”

    “Durante la messa, mentre don Aldo raccomandava ai bambini tante buone cose, l’obbedienza soprattutto , io pensavo a un altro prete che aveva avuto il coraggio di elogiare la giusta disobbedienza e di mettere se stesso e la parrocchia al servizio del suo popolo, trasformandola in scuola: don Lorenzo Milani. Una scuola dove non c’erano i voti ma dove i ragazzi si aiutavano, erano maestri gli uni degli altri.”

    :“Spesso gli amici mi chiedono – scrive don Milani – come faccio a far scuola. Insistono perché io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano domanda : non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuola…”.

    Mi piace concludere con una riflessione di padre Ernesto Balducci :

    “Un No indignato è straordinario, come un SI di una persona innamorata…”.

    (www.rosalbasatta.it)

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