mar 122009
 

Rassegna stampa: La Repubblica – Bologna – 12 marzo 2009

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  2 Risposte a “Conclusa l’ispezione alle Longhena”

  1. Lassù i Politici vogliono la testa di qualcuno,una punizione esemplare.
    Allo sgradevole ruolo è stato designato il Direttore Tecnico dell’Ufficio Scolastico Regionale Luciano Lelli.
    Era Direttore Didattico nella scuola che scelsi quando decisi di trasferirmi a Bologna,le “Bottego”,come si diceva allora.
    La prima cosa che mi chiese per conoscermi fu come mai avessi scelto quella scuola;gli risposi che avevo chiesto ad una persona in Provveditorato quale fosse una scuola a tempo pieno che realizzasse attività di ricerca sperimentali,e mi furono consigliate le “Bottego”,dove,a detta di quella persona,c’era un direttore molto attivo;fu piacevolmente colpito della mia risposta. Scoprii non molto tempo dopo che quella persona era il maestro e sindacalista Zacchi,uno burbero che mi aveva preso in simpatia,della CISL.
    Scoprii che anche il Direttore Lelli era della CISL. Anche lui mi prese in simpatia:ci davamo del tu ed insieme organizzammo persino delle attività di insegnamento degli scacchi e del ping pong,in orario di compresenza,il mio,e in orario di compatibilità di impegni,il suo.Ci fu un torneo e premiazioni ufficiali;il tempo pieno a Bologna era ancora organizzato con insegnanti comunali e gli si aprì il sorriso quando seppe che non avevo la minima intenzione di avvalermi dei privilegi di insegnante statale e che ero favorevole all’alternanza fra turni del mattino e del pomeriggio con la mia collega comunale,così come ero favorevole alla divisione delle discipline di insegnamento,accettando di rispettare la scelta che la mia collega aveva già fatto:sarei stato il maestro di Matematica,Scienze,Musica e Motoria.
    Era il 1983,vigevano ancora i programmi del 1955,ma molte scuole italiane a TEMPO PIENO,soprattutto a Bologna,sperimentavano già da anni la divisione degli ambiti disciplinari,per dare maggiore caratura alla professionalità dei docenti,secondo attitudini,vocazioni e specializzazioni,e maggiore profondità epistemologica,cognitiva e formativa agli apprendimenti dei bambini,dedicando tempi cospicui per valorizzare ogni disciplina e rispettare tutte le fasi di apprendimento dei bambini,dalle manipolazioni ed i laboratori di attività concrete,alle formalizzazioni e generalizzazioni più astratte.
    ERANO BEGLI ANNI DOTTOR LELLI!
    In quegli anni vigeva,e tuttora non pare abrogata,la Legge n°517 del 1977,che aveva abolito le pagelle e i voti:ogni scuola elaborava propri sistemi di valutazione,le schede di valutazione venivano ciclostilate,era solo obbligatorio consegnare un attestato di frequenza e superamento dell’anno scolastico in corso.Quando lavoravo con il Direttore Lelli,la scheda conteneva un bel numero di obiettivi per ciascuna materia,correlati a quelli della programmazione annuale,ed accanto c’erano tre riquadri in cui scrivevamo R,che significava raggiunto,RP,raggiunto parzialmente,NR,obiettivo non raggiunto;una valutazione fredda,distaccata,parascientifica.Quella scheda la discutevamo insieme ai genitori e gli spiegavamo,obiettivo per obiettivo,quello che i loro figli sapevano o non sapevano fare,e poi parlavamo anche della loro formazione globale,delle attitudini che rilevavamo,degli atteggiamenti e comportamenti da correggere.
    IN TUTTE LE SCUOLE SI FA ANCORA COSI’,VOTI O NON VOTI,PAGELLE O SCHEDE,SI PARLA CON I GENITORI E CON I BAMBINI,SI INFORMANO ADEGUATAMENTE E ORALMENTE TUTTE LE FAMIGLIE CHE VOGLIONO ASCOLTARCI E ASCOLTIAMO TUTTO QUELLO CHE I GENITORI VOGLIONO DIRCI COME CONTRIBUTO ESSENZIALE PER L’EDUCAZIONE DEI LORO FIGLI.
    A QUESTO SERVE LA VALUTAZIONE! NON A FARE GARE NOZIONISTICHE FRA STUDENTI DEL MONDO (VEDI OCSE E PISA).
    I dati quantitativi delle statistiche internazionali,così come quelli della valutazione sedicente meritocratica,non parlano dell’emozione di conoscere dei bambini,della gioia di avere degli amici con cui giocare,della fiducia nelle proprie possibilità creative,senza subire mortificazioni e graduatorie.
    Da amante della Matematica e della Scienza, credo che i numeri applicati all’educazione, le tassonomie applicate alla didattica, la pseudoscientificità della valutazione applicata alla gente, ai bambini in particolare, siano strumenti che la scienza si è vista sottrarre da chi coltiva e alimenta un’ideologia competitiva della vita, SI’, QUESTA E’ UN’IDEOLOGIA, perché sorregge un’intera struttura di potere economico, perché può essere matematicamente e scientificamente giustificato chi deve comandare e chi obbedire, chi deve essere ricco e chi povero; SOSTITUIRE NUMERI A VALORI E DIRITTI E’ UN’OPERAZIONE IDEOLOGICA BEN RICONOSCIBILE!
    Ciò che ha rovinato la Scuola,non è la vecchiaia o l’ideologia o la mitizzazione del tempo pieno Dottor Lelli,(vedi http://xoomer.virgilio.it/luclelli/index2.htm), bensì LA SUA NON PIENA ATTUAZIONE. Si è cominciato a smantellarlo proprio con l’introduzione dei “moduli” della Legge 148 del 1990,brutta copia del tempo pieno,di cui è stata recepita solo la divisione degli ambiti disciplinari,ma la cui organizzazione al risparmio, visto che non si voleva spendere assegnando 2 insegnanti per classe, ha favorito la frammentazione dell’attività educativa,la “secondarizzazione” della scuola elementare.Dal maestro unico si passava bruscamente a 3,4,5 figure di insegnanti che ruotavano su una classe come alla scuola media;il tempo pieno era molto più morbido,molto più umano, ma, per i politici nostrani, troppo costoso.
    Non ricordo in quegli anni nessun altro che criticasse la riforma dei moduli,se non gli insegnanti del tempo pieno:quelli di Longhena,come al solito,al primo posto.
    Ricordo invece con quale zelo,le stesse persone che ora difendono la Gelmini,venivano a cercare di convincerci,in appositi corsi di aggiornamento, (quanti soldi sprecati!),a trasformare in moduli anche il tempo pieno, (6 insegnanti a rotazione su 3 classi ! ) ,le meraviglie dell’immaginazione di chi aveva per ruolo e funzione il compito di far attuare ciò che i politici avevano partorito:la famigerata “modularizzazione del tempo pieno”,tanto per creare ancora più confusione nella Scuola Italiana.
    Ricordo che in quegli anni,ad un convegno della CGIL,mi sbilanciai verso i ricordi nostalgici della mia infanzia,quando cioè uscivo da scuola alle 12,30,mangiavo,facevo un’oretta di compiti e vvvviaaaa!!!,giù in strada,a giocare con decine e decine di bambini e bambine,fino a che non faceva buio,e mi azzardai a difendere quel tipo di scuola,il tempo “normale”; col senno di poi,stavo difendendo quel tipo di mondo,di società,di comunità,di città,più a misura dei bambini;li difendevo quei tempi anche perché ero recentemente diventato padre,e avrei desiderato che i miei figli avessero potuto avere un’infanzia come la mia:anacronismo,utopia.
    La distinzione che il Dottor Lelli fa fra tempi scolastici e tempi educativi non riconosce che la vita della gente è cambiata,forse anche in peggio per alcuni aspetti,non esistono agenzie educative esterne alla scuola,tali da poter costituire un sistema formativo integrato,che siano alla portata della maggior parte dei cittadini:le attività extrascolastiche costano e le famiglie non se le possono permettere,e comunque i bambini sarebbero sempre controllati e diretti da degli adulti, nulla a che vedere quindi con l’educazione di strada, la formazione e la crescita fra coetanei, i tempi liberi non scanditi.Non esistono città a misura di bambino,né i tassi di natalità,né i livelli di sicurezza ci confortano nella speranza di incontrare tanti bambini per strada a giocare.
    Allora chi vive di miti Dottor Lelli? Chi è passatista? Chi prerazionale?
    E’ più facile cambiare tutta la società o costruire scuole migliori,con ampi spazi verdi,con insegnanti qualificati che,le assicuro,hanno mostrato sapere,e i giovani possono essere formati a farlo, coniugare il tempo scolastico con il tempo educativo,purché siano date loro le risorse e IL TEMPO GIUSTO,IL TEMPO PIENO.
    La prego Dottor Lelli,si ricordi dei vecchi tempi nella relazione sui maestri di Longhena.
    GIANCARLO BAIANO.

  2. Che emozione nel leggerti, Giancarlo! anch’io uscivo alle 12,30: mia mamma era (è) casalinga, il cortile del palazzo era solo per noi, non esistevano “brutti ceffi”, giocavamo tutto il pomeriggio, una “banda” di bambini in piena libertà, senza il fiato degli adulti sul collo. Unica regola: tornare a casa quando faceva buio: nel pieno rispetto delle stagioni! Ogni tanto, a turno, una mamma si affacciava dalla finestra, per vedere che nessuno si fosse fatto male. Tornavamo a casa sporchi di fango, graffiati, con le ginocchia sbucciate dai voli dalla bici. Eh, ma ora?!
    1) non esistono più i cortili
    2) le mamme non sono più casalinghe
    3) i bambini, in centro, sono pochi
    4) girano tanti brutti ceffi
    5) le bande sono solo un’accezione negativa della società
    L’unica cosa che è rimasta, a farci felici, è la vista dei nostri figli che tornano da Longhena sporchi di fango e con le sbucciature da salita sugli alberi.
    Lelli è cresciuto, anche lui, probabilmente (non ho il piacere di conoscerlo) “omologato”. E chi fa fatica ad omologarsi ? chi ancora crede nella fantasia, nel libero arbitrio, nella crescita individuale e creativa e … e ….? siamo definiti anarchici, carnevaleschi, fuori dalla realtà che ci vorrebbe soldatini pronti a rendere onore alla parata del capo, senza idee ed emozioni, senza discernimento, senza pensieri propri. Il tempo pieno? serve solo per riempirlo di produttività da conto in banca. Più guadagni, più affari sai fare, anche passando sopra gli altri (anzi, proprio e sopratuttto passando sopra, di lato, agli altri!), più sei accettato. E poi si parla di arginare il bullismo? ma se sono proprio gli adulti i primi bulli! quelli che tornando a casa raccontano ai figli di quanti hanno schiacciato nella giornata! sono un’imprenditri, non mi guadagno da vivere venendo sogni, ma almeno i bambini, loro, lascetegli vivere la loro età, che a diventare cinici c’è sempre tempo. Anche se, per fortuna, c’è ancora chi non riesce a diventarlo. Magari con un pò di schizofrenia: il lavoro è lavoro, ma fuori da quello c’è altro.
    Un’imprenditrice atipica, che non sarà mai ricca, ma che non gliene frega nulla di esserlo, che conserva ancora la felicità nell’emozionarsi davanti ad uno scritto, o ad un bimbi sporco di fango.

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