feb 202009
 

Rassegna web: Fuoriregistro 14-02-2009

I voti alla Longhena
di Vittorio Delmoro

Incollo qui sotto la lettera che ho inviato alla dirigente della scuola Longhena di Bologna, se non altro come forma di solidarietà agli insegnanti : coraggio, quaggiù qualcuno vi ama.

Alla Dirigente Scolastica dell’Istituto Comprensivo 8 di Bologna
Dott.ssa Ivana Summa

Questo mio messaggio, signora dirigente, è motivato dalla lettura di alcune sue dichiarazioni (virgolettate) sulla cronaca locale di Repubblica del 13 febbraio.
La questione finita sulle pagine dei giornali e – mi dicono, perché non guardo certe reti TV – rimbalzata anche in televisione si riferisce alle valutazioni espresse sul documento di valutazione quadrimestrale degli alunni dagli insegnanti di una scuola del suo istituto, la Longhena, che hanno ritenuto di scrivere 10 in tutte le discipline.

La stampa informa che la decisione degli insegnanti sarebbe motivata da una reazione ad un suo Ordine di Servizio che si oppone ad una delibera assunta dal Collegio Docenti che aveva scelto di utilizzare, almeno in questo primo quadrimestre, i giudizi in usa da tempo, invece che i voti.

Vorrei rispettosamente farle notare, signora dirigente, che la scheda di valutazione quadrimestrale degli apprendimenti degli alunni ha la funzione di comunicare ai genitori lo stato di crescita dei loro figli, all’interno di un lungo percorso che, iniziato in prima elementare, terminerà alla fine della quinta.

Le comunicazioni in questo senso tra insegnanti e genitori sono costituite essenzialmente da un colloquio, che non a caso si ripete in genere ogni due mesi e che in due occasioni è pure accompagnato da un documento del tutto interno alla scuola che esplicita l’andamento degli alunni attraverso forme che l’autonomia scolastica assegna da quasi dieci anni alle istituzioni scolastiche.

Con l’abolizione dell’esame al termine della classe quinta elementare si è praticamente stabilito che il ciclo primario duri 8 anni, tanto che anche in occasione delle attuali iscrizioni, non è previsto che i genitori delle quinte iscrivano i loro figli alla prima media, come nel suo istituto comprensivo.

In altre parole, signora dirigente, le schede di valutazione quadrimestrale degli alunni, la loro fattezza grafica, l’espressione degli apprendimenti (declinabili in indicatori più o meno numerosi), il loro riferimento al POF dell’istituto, rientrano pienamente nell’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Allo stato centrale interessa solamente la certificazione delle competenze di fine ciclo, da cui la prova nazionale prevista per la terza media.

Che dunque il suo Collegio Docenti abbia deliberato per i giudizi, rifiutando i voti, rientra nella legittimità dei comportamenti devoluti alla periferia e se lei – come leggo – non accetta questa decisione e anzi si appella agli organi centrali per annullarla, si pone – ritengo – fuori dall’attuale legislazione.

Inoltre la legge cui credo lei faccia riferimento (n. 169 del 30 ottobre 2008) non è ancora divenuta operativa, tanto da far sì che il responsabile centrale del Ministero Mario Dutto affermi che quelle che si trovano scritte sulla circolare relativa (n. 10 del 23 gennaio 2009) sono solo indicazioni in attesa del testo definitivo.

Ma non è questo che mi premeva dire, signora dirigente, visto che lei dovrebbe conoscere le disposizioni meglio di me, quanto l’impressione che mi hanno fatto le sue dichiarazioni – se vere.

Lei infatti accusa i sui insegnanti di non essere interessati al problema della valutazione, di non aver mai voluto stabilire i criteri di questa valutazione, di non aver mai nemmeno lavorato sulle indicazioni di Fioroni.

In altre parole i suoi insegnanti sarebbero cattivi docenti, interessati solo a fare politica, addirittura a fare rivolta, e pure fannulloni.

Se il quadro fosse reale, da genitore mi guarderei bene dall’iscrivere mio figlio a una scuola in cui operano insegnanti simili! La cronaca però informa che i genitori (non so se tutti, quasi, o molti) sono non solo dalla parte dei docenti in questa questione dei voti, ma anche dalla loro parte per molto altro.

Inoltre lei afferma : Altro che scuola d’eccellenza! Affibbiando così ad un suo istituto, ad una scuola da lei diretta, un certificato di inidoneità; praticamente una bocciatura, un implicito invito ai genitori a tenervisi lontano.

Più stupefatto che incredulo, in quanto sono stato abituato, soprattutto negli ultimi anni, a sentire dirigenti d’ogni tipo e orientamento politico magnificare le sorti delle loro scuole, in particolare in occasione delle iscrizioni, sono entrato nel sito della scuola Longhena, trovandomi in una specie di paradiso per genitori desiderosi di affidare i propri figli in buone mani.

Allora hanno cominciato ad affollarsi nella mie mente tanti dubbi che poi sono il motivo di questa lettera.

Non sarà che sia lei, signora dirigente, a fare politica in questo frangente?

Non sarà che sia lei ad utilizzare una vicenda che poteva essere composta all’interno, rispettando la delibera del Collegio Docenti, per mostrare ai suoi superiori il suo allineamento politico?

In verità lei, signora dirigente, sembra intuire che dall’esterno la si possa interpretare in questo modo, visto che tiene ad affermare di non avere nessun disegno personale da portare avanti, ma di volere solo far funzionare bene la scuola pubblica.

La prendo in parola e le domando : lei pensa davvero, da educatrice, da insegnante e da dirigente di scuola, che i voti facciano funzionare meglio la scuola pubblica?

Vorrei qui aprire una lunga parentesi per cercare di spiegarle – se del caso – come sia invece vero il contrario e che cioè i voti serviranno a far funzionare peggio la scuola pubblica; ma non voglio abusare della sua pazienza e le consiglio di leggere (o rileggere) le centinaia di testi di esperti, pedagogisti, educatori che negli ultimi 30 anni hanno diffusamente scritto a sostegno della stessa mia tesi.

Ma lei pensa davvero che per far funzionare bene la scuola pubblica il sistema sia quello di denunciare ai suoi superiori gli insegnanti delle sue scuole? Che sia quello di squalificarli professionalmente? Che sia quello di denigrare le sue scuole?

Non le hanno insegnato, signora dirigente, durante i corsi per diventare tale quanto sia importante la creazione di un clima di serenità e di cooperazione fra i lavoratori di una istituzione così peculiare come la scuola?

Si rende conto che se davvero le cose stessero come le racconta, la prima responsabile sarebbe lei e dunque meriterebbe d’essere trasferita ad altro incarico?

La scuola, dovrebbe insegnarmelo, è un luogo da proteggere; la scuola è il luogo privilegiato per la formazione in qualunque comunità che voglia essere civile e democratica, come – seppure a rischio – è ancora la nostra nazione.

La scelta di usare un giudizio, invece che un voto, è non solo legittima (in questo particolare momento), ma un modo per proteggere alunni e genitori dalle invasioni barbariche che si prospettano all’orizzonte.

Solidarietà, cooperazione, integrazione, sono principi che dovrebbero guidare ciascun educatore nell’esercizio delle sue mansioni; usare il 10 uguale per tutti (qualunque ne sia stata la motivazione) rientra pienamente nel rispetto di questi principi : i primi ad esserne tutelati sono gli alunni e subito dopo i loro genitori.

Non capisco come lei possa invece affermare che a rimetterci sembra siano stati solamente gli alunni.

Fosse davvero così dovrei rassegnarmi all’invasione barbarica già in atto, invece che ancora all’orizzonte.

E infatti la mamma che le segnale che suo figlio non vuole più andare a lezione di inglese perché ha preso 10 può essere un segno inequivocabile di questa barbarie.

Ma come, lei pensa che sia giusto e normale che fin dalla scuola elementare gli alunni vadano per il voto? Che gli apprendimenti abbiano come motivazione il voto? Che le innumerevoli attività grazie a Dio ancora svolte nelle classi di scuola elementare si facciano per conseguire un voto?

E l’amore per lo studio, il desiderio di leggere, la voglia di imparare, il divertimento nel fare tutte queste cose insieme ad altri coetanei, in una comunità educante?

Se lei, signora dirigente, ha sposato la crociata dei voti, ritengo si sia messa su una strada che non porta a migliorare la scuola pubblica e forse dovrebbe avere l’umiltà di ascoltare un po’ di più i suoi insegnanti così disprezzati.

Mi scuso per la franchezza, se avesse suscitato il suo fastidio, ma da insegnante pensionando ne sentivo quasi il dovere.

Buon lavoro (nonostante tutto)
Vittorio Delmoro – maestro

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=12600

  3 Risposte a “Coraggio, quaggiù qualcuno vi ama”

  1. Sarei curiosa di sapere se la sig direttrice abbia mai letto “democrazia ed educazione” del filosofo e pedagogista John Dewey.
    Cosa che dubito e, se l’avesse mai fatto, dubito che ci abbia capito qualcosa.
    Dietro il sostegno ai voti c’è una frenesia di “rigore gelminiano” che potrebbe essere simbologicamente resa come ” voler mettere le orecchie d’asino ai nostri bambini”
    E i piu’ accaniti sono coloro-adulti- che dovrebbero mettersele essi stessi.
    2 signora preside. In pedagogia elementare. Dovrebbero farla girare per lei questa pagella…

  2. Vorrei ringraziare il maestro Vittorio Delmoro da parte di tutti gli insegnanti della scuola Longhena, grazie per aver scritto una lunga lettera, per aver toccato un tema delicato.
    Forse avrà visto che noi non abbiamo replicato agli strali della nostra Dirigente, anche per questo non si è innescata una polemica che ci avrebbe travolto tutti.
    Riteniamo di non meritare certe dichiarazioni, ma lo dimostriamo con il lavoro professionale quotidiano.
    Cordiali Saluti
    Cristiana Costantini, ins. Longhena

  3. Maestro Vittorio Delmoro, condivido pienamente le parole da lei scritte e la ringrazio infinitamente d’averle espresse. Da genitore nella scuola da lei citata, la cosa che più ferisce è la manipolazione dell’opinione pubblica che dai più è stata operata. Non è avvenuto nulla di strano, il corpo insegnante s’è comportato secondo coscienza e con estrema professionalità. Non c’era motivo di sollevare questo polverone né è comprensibile l’indignazione della dirigente. Semplicemente non ce n’era motivo. Specie se confrontata quest’azione, con quanto fatto in altre scuole per temporeggiare nell’inserimento dei voti numerici in pagella. Ho sentito riportate frasi fantascientifiche sulle pagelle che io stessa ho sottoscritto per averne presa visione: è bello, allora, sentire che c’è chi pensa e ragiona con la propria mente. Forse perché si tiene alla larga da certe trasmissioni?

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