feb 132009
 

Rassegna stampa: Tecnica della scuola – 13 febbraio 2009

Il Ministero stoppa il “10 politico” nella scuola primaria di Bologna
di A.G.

Il Direttore dell’Usp annulla la delibera del Collegio docenti e quello dell’Ufficio scolastico Regionale invia un ispettore. Dura condanna anche del Ministro Gelmini: certi docenti fanno politica anziché svolgere in pieno il loro ruolo istituzionale, un vizio che abbiamo ereditato dal ’68.
Il Ministero dell’istruzione vuole vederci chiaro nella vicenda dell’istituto comprensivo Longhena di Bologna dove i docenti, in segno di protesta contro la reintroduzione dei voti in decimi, nei giorni scorsi avevano deciso di assegnare il “10 politico” in pagella a tutti i bambini iscritti: dopo una giornata di polemiche e giudizi di condanna per l’accaduto, tra cui quello del Ministro Gelmini, il Direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Bologna, Vincenzo Aiello, ha infatti annullato la parte relativa alla valutazione della delibera del collegio dei docenti dell’istituto con la quale si stabiliva che, anche a causa dell’ancora non completa introduzione della nuova norma che introduce i voti in decimi, gli studenti sarebbero stati valutati ancora con i vecchi giudizi.

Ma non solo: in serata l’Ufficio scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna ha anche fatto sapere che il proprio Direttore generale, Luigi Catalano, ha deciso di inviare un ispettore per capire i motivi che hanno portato i docenti a questa decisione. “La valutazione degli studenti, tanto più per i primi anni di studio, è un processo serio – ha spiegato Catalano – in cui sono coinvolti aspetti importanti dell’apprendimento come la motivazione e la fiducia nelle proprie capacità. Per questo ogni insegnante sa che si tratta di materia delicata, che coinvolge gli studenti e le famiglie e non può in nessun modo essere condizionata da considerazioni estranee al dialogo didattico. Alla scuola primaria Longhena faremo le verifiche del caso con l’obiettivo di riportare tutta la situazione al rispetto delle norme e del buon senso”.

La decisione del collegio era stata immediatamente contrastata anche dal dirigente scolastico del Longhena, che con un ordine di servizio precedente agli scrutini del primo quadrimestre invitava i docenti a rispettare le indicazioni sulle nuove tipologie di valutazione, approvate a settembre con il dl n. 137, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università, e pubblicate in Gazzetta alla fine di ottobre. Il collegio, preso atto del preciso ordine del capo d’istituto, ha allora deciso di esprimersi per il 10 in tutte le materie a tutti i frequentanti.

La presa di posizione degli insegnanti della scuola primaria emiliana, diventata di pubblico dominio dopo essere “rimbalzata” attraverso i mass-media, ha fatto irritare non poco il Ministro Gelmini, secondo cui quanto accaduto sarebbe “l’ennesimo caso di chi fa  politica a scuola. Purtroppo dentro la scuola – ha detto il Ministro – molti docenti e dirigenti fanno politica anziché svolgere in pieno il loro ruolo istituzionale: è un vizio che abbiamo ereditato dal ’68 ed è un fatto molto grave che voglio denunciare. Non è eticamente corretto e crea disorientamento alle famiglie”. Gelmini ha quindi chiarito che il passaggio dal giudizio ai voti allinea l’Italia “con l’Europa, in cui il voto è considerato un elemento di valutazione certamente più preciso. Molti giudizi nella forma che circolano nelle scuole sono invece lacunosi. In ogni caso, su questo e sulla nuova valutazione del voto in condotta, c’è una legge e va rispettata”. Per questi motivi “mi auguro che i dirigenti di questa scuola prendano provvedimenti e sanzioni contro i responsabili: autonomia non significa anarchia”.

Sulla questione si sono soffermati diversi politici. Secondo Fabio Garagnani (Pdl) “non esistono zone franche sul territorio nazionale, né tantomeno a Bologna, ed è bene che i solerti contestatori si mettano il cuore in pace e collaborino con le istituzioni “.

Per il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, “i maestri che strumentalizzano i bambini per fini politici sono cattivi maestri e la scuola italiana non ne ha proprio bisogno. Le leggi dello Stato anche se non condivise vanno sempre applicate, specie da chi ha la responsabilità della formazione dei nostri figli”.
Dopo poche ore è arrivata una prima doppia indicazione. Il messaggio delle istituzioni è chiaro: a legge va rispettata e tutti i docenti hanno l’obbligo di assegnare le valutazioni in base alle nuove disposizioni approvate in Parlamento. Ora si attende il giudizio dell’ispettore sulla decisione-provocazione che ha portato i maestri ad assegnare il “10 politico” a tutti gli alunni. E’ bene, a questo punto, che i docenti protagonisti di questa iniziativa esternino tutti gli argomenti che li hanno portati a questa scelta. Lasciando la politica, se possibile, fuori dall’uscio della scuola.
13/02/2009

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