mar 192009
 

Rassegna stampa: Corriere 22/08/2008

Vi proponiamo, per non dimenticare, un estratto dell’articolo del noto pedagogista Tremonti sulla reintroduzione dei voti. Fa parte di un dibattito sulla scuola tra Galli Della Loggia, Tremonti e Gelmini, apparso sul Corriere . In basso il link alla versione integrale e al dibattito completo.

Il passato e il buon senso

di Giulio Tremonti

… Il ’68 ha portato via i voti sostituendoli con i giudizi. I numeri sono una cosa. I giudizi sono una cosa diversa. I numeri sono una cosa precisa, i giudizi sono spesso confusi. Ci sarà del resto una ragione perché tutti i fenomeni significativi sono misurati con i numeri. Un terremoto è misurato con i numeri della scala Mercalli o Richter. Il moto marino è misurato in base alla scala numerica della «forza», la pendenza di una parete di montagna in base ai «gradi», la temperatura del corpo umano ancora in base ai «gradi». La mente umana è semplice e risponde a stimoli semplici. I numeri sono insieme precisi e semplici. Il messaggio che trasmettono è un messaggio diretto. Se gli stessi fenomeni — terremoto, moto marino, pendenza, temperatura corporea — fossero espressi non con numeri ma attraverso frasi complesse con finalità descrittive, il messaggio resterebbe impreciso. E’ esattamente quello che accade nei due segmenti di base e perciò fondamentali della nostra scuola, quello elementare e quello medio. Qui non ci sono più i numeri perché al loro posto sono stati inventati i giudizi. Tra numeri e giudizi c’è una differenza profonda. Ogni valutazione deve mettere capo a una classifica. Questa è la logica della valutazione. Se non c’è una classifica, non c’è neanche una reale valutazione. Nella scuola inglese, ad esempio, gli studenti sono addirittura classificati in un ordine rigido. In ogni classe esiste un primo classificato, un secondo classificato e così via. Mi sembra francamente un’esagerazione. Ma non mi sembra affatto un’esagerazione tornare a dare i voti come una volta: 10, 9, 8, e cosi via, perché la verità è semplice; dare un giudizio senza una classifica significa non dare affatto un giudizio reale. Il voto non esprime un arbitrio ma al contrario obbliga l’insegnante e l’alunno ad assumersi precise responsabilità, a produrre una sintesi dei diversi materiali che stanno alla base di una valutazione di un allievo. Dove non c’è un voto, non viene fornita una reale informazione sul reale andamento scolastico dello studente, né a quest’ultimo né alla sua famiglia.

La logica del giudizio senza vincoli numerici è troppo spesso una logica dell’irresponsabilità, dell’ambiguità, del detto- non detto, dell’interpretazione casuale. I numeri possono, tra l’altro, riflettere una «media». Invece con gli aggettivi e gli avverbi di cui sono riempiti i cosiddetti giudizi si fa solo confusione. In sintesi c’è un numero da togliere e ci sono dei numeri da introdurre. Il numero da togliere è il numero 1968, sintetizzato in 68. I numeri da mettere: 10, 9, 8, 7, 6 etc. L’idea che mi pare giusta è quella di mettere al posto dei «nuovi» giudizi i «vecchi » numeri. Il giudizio può accompagnare il voto, renderlo chiaro, esplicitarlo, in una parola motivarlo. Ma non può sostituirlo. Nella loro strutturale imprecisione i giudizi da soli sono normalmente causa di confusione.

Per come sono strutturati e «bizantinati», basati su formule che tendono ad essere ipocrite, psicopedagogiche, tautologiche, caramellose, offensivo-giudiziarie o presunte tali, i giudizi sembrano fatti apposta per mandare fuori di testa i genitori o per stendere i ragazzi sul lettino dello psicanalista o per portarli tutti insieme da un avvocato che ti predispone il ricorso — quasi sempre vincente — davanti al Tar. Tutto questo mina gravemente un fondamento tradizionale della nostra società, che è quello del rapporto necessario di autorità e insieme di fiducia che ci deve essere tra l’allievo, la famiglia e l’insegnante. Si figuri poi quando gli insegnanti sono tre o quattro per ogni classe. …

http://www.flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2008/agosto/corriere_il_passato_e_il_buon_senso

dibattito_completo galli-della-loggia_tremonti_gelmini_scuola_2008 (pdf)

  Una risposta a “Il passato e il buon senso”

  1. Povero Tremonti, non ha nemmeno capito la differenza che c’è tra misurazione e valutazione!
    Bene, se è così che deve andare, se nelle mani di persone che hanno simili cervelli e pensieri, la scuola deve rimanere, vorrei che nella dotazione di ogni “bravo maestro unico” del futuro venga messo il famoso righello necessario per la misurazione delle menti (semplici) dei nostri allievi.
    Non faccio commenti ulteriori a questo erudito scritto, Tremonti e gli altri come lui non possono capire…
    Avranno slmeno visto cosa c’era venerdì 20 marzo a Bologna?

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