feb 192009
 

Riceviamo e pubblichiamo:

Nei miei  35 di “lavoro” ho vissuto un progressivo decadimento della scuola, della sua funzione, della professionalità docente, della didattica, dei contenuti, della preparazione, della professionalità,dell’educazione,del rispetto, dei valori, delle capacità, delle funzioni stesse del ruolo docente, delle considerazioni in toto di quella che dovrebbe essere la fucina di una Società civile.

Tutti i Soloni delle riforme degli ultimi sessant’anni hanno lavorato con sapienza per posizionarci in piena zona retrocessione nelle classifiche occidentali.

La mortificazione della professionalità docente ha raggiunto tetti impensabili, e la ripercussione sugli insegnamenti è dato di tutti i giorni, basta girarsi intorno per notare come la carenza di professionalità sia diventata un denominatore comune in troppi settori lavorativi .

Tutto e di più è piombato addosso alla derelitta e indifesa scuola italiana col beneplacito delle Associazioni di Categoria che hanno relegato le posizioni stipendiali della Categoria agli ultimi posti in Europa con la sola contro-partita delle facili assunzioni e degli indiscriminati arruolamenti.

La qualità ha ceduto posizioni importanti alla quantità.

La deriva buonistica che ha cancellato l’asino dalla specie animale definendolo come un “cavallo con problemi familiari” ha prodotto una categoria che sta facendosi largo nell’attuale Società: “tutto mi è dovuto col minimo sforzo e con la massima retribuzione”.

Veniamo ad oggi. La scuola elementare “Longhena” di Bologna ha gettato un sassolino nello stagno della Riforma Gelmini.

E’ un esempio, purtroppo, di come si può contestare male una pessima Riforma dietro la spinta di posizioni ideologiche preconcette. Mi spiego.

Si contesta ancora il ritorno al voto in decimi: vengono qui allo scoperto i fautori del giudizio edulcorato finalizzato al dire  non dire, i fautori delle acrobazie verbali che nascondevano alle famiglie la reale situazione dei propri figli, i fautori delle manovre dialettiche che tanto impegnavano gli insegnanti a trovare i termini per costruire giudizi figli dell’ipocrisia più assoluta.

Non è questo il punto, cari colleghi della “Longhena”. Capisco il Vostro livore ideologico, ma non lo condivido.

Il problema grande della Riforma-Gelmini (riferendomi ai voti), è un altro.

L’assurdo sta nell’Articolo 3 comma 3 della Legge 169/2008:

Nella scuola secondaria di primo grado sono ammessi alla classe successiva, ovvero allo esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto, con decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe, un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.

Ciò significa che per essere promosso, un alunno non dovrà avere insufficienze e ciò significa che il 4 o 5 in Matematica e/o in Inglese sarà convertito in 6 dal Consiglio di Classe. Vale a dire:

1- La famiglia vedrà promosso il proprio figlio senza sapere se e dove ha carenze in quanto il Consiglio di Classe a mo’ di Soviet ha modificato le insufficienze

2- La menzogna di massa ha mortificato le valutazioni individuali del docente e della sua libera espressione di giudizio.

Meglio allora i giudizi (e le insufficienze) che rimanevano tali nonostante la promozione? Se così restasse la legge direi (purtroppo) di sì.

Credo invece che basterebbe “emendare” la legge dicendo “…i voti di insufficienza determineranno la non ammissione solo su decisione del Consiglio di Classe” (ma i voti rimarranno tali).

Non credete che questa sia una “contestazione” più mirata? O meglio, che sia un consiglio a chi di scuola e di decisioni collegiali dimostra di saperne poco?

Cordiali saluti

Prof Giorgio Grilli docente presso l’I.C. “L.da Vinci-Ungaretti” di Fermo.

  2 Risposte a “Il problema grande della Riforma-Gelmini (riferendomi ai voti), è un altro.”

  1. carissimo prof. Grillo, le riporto un caso reale:

    “Mi permetto di raccontare la mia storia personale.
    Axxxx è stato valutato alla fine della prima elementare per problemi di letto-scrittura, per dirla semplice è dislessico.
    Per veder applicate le circolari che, in attesa della legge, regolamentano le misure a cui avrebbe diritto devo aspettare però la fine della seconda elementare.
    A me pesa questa attesa,e potete immaginare quanto…, ma so che c’è stata 3 anni fa una Consensus Conference, a cui hanno partecipato società scientifiche, associazioni e tecnici dell’apprendimento ed è emerso che non si può diagnosticare un disturbo dell’apprendimento fino al termine del secondo anno di scuola primaria.

    Questo perchè fino a quel momento ogni bambino ha ancora in pieno sviluppo il processo che lo porterà ad apprendere nel modo e con i tempi più adatti a lui.
    Perchè devono ancora crescere come persone, prima che come studenti.

    Allora Axxxx non può essere diagnosticato, ma (teoricamente) può prendere un “5”, con tutte le conseguenze che quel 5 comporta sia come autostima sia come incoraggiamento a trovare la propria strada per apprendere.”

    con le nuove normative, con l’immissione di “anticipatari” e con chi invece “ritarda” si avranno classi con differenze di età tra i due anni….
    due anni sono molti tra i 5 e i 10 e valutare con un “punteggio” di merito può creare seri disagi nell’approccio allo studio… io credo che sarebbe più costruttivo “lavorare” insieme (insegnanti/genitori) per eliminare o almeno attenuare quelle differenti “maturazioni” tipiche di questa età…

    solo successivamente, quando si è contribuito a rendere più solida l’autostima e la personalità del bambino si può intervenire con “votazioni” che saranno meglio percepite come valutazioni di quanto fatto e non valutazioni sulla sua persona.

  2. Intervengo sulla nota relativa all’Articolo 3 comma 3 della Legge 169/2008: “Nella scuola secondaria di primo grado (Scuola Media) sono ammessi alla classe successiva, ovvero allo esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto, con decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe, un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline”.

    Come è stato osservato questo significa che per essere promosso, un alunno non dovrà avere insufficienze e quindi l’eventuale 4 o 5 in Matematica e/o in Inglese sarà convertito in 6 dal Consiglio di Classe.

    E’ altresì necessario osservare che, in caso di una o più insufficienze, l’alunno potrà anche essere bocciato, con decisione assunta dalla maggioranza del consiglio di classe. Pare quindi compito dei docenti, che hanno valutato l’alunno insufficiente, argomentare la necessità della bocciatura e convincere la maggioranza del Consiglio di Classe.

    Il fatto che la promozione e/o bocciatura dell’alunno, con/senza riserve, dipenda dal Consiglio di Classe, indipendentemente dal giudizio/voto di un singolo docente, non mi pare sia “il problema grande della Riforma-Gelmini (riferendomi ai voti)”.

    In questo caso sono più preoccupato che il corpo docente non sia unito nel percorso formativo a sostegno degli alunni e che il Consiglio di Classe di fine anno debba ridursi, con il nuovo sistema, a valutare la promozione/bocciatura a maggioranza, oppure con il vecchio sistema a:

    – confermare giudizi (e le insufficienze) nonostante la promozione;
    – confermare giudizi (e le sufficienze) nonostante la bocciatura;

    Non so per altro giudicare quale sistema di valutazione sia il migliore:

    – i voti con sistema decimale (0-10);
    – i voti con sistema binario (o-1: asino-cavallo);
    – i giudizi edulcorati o amari (con o senza numeri, con o senza riserve).

    So però che è necessario conseguire l’obiettivo dell’anno scolastico, ovvero la crescita degli alunni e la loro preparazione all’anno successivo. In questo percorso è prioritario il ruolo del corpo docente, ben sapendo che il raggiungimento degli obiettivi non può essere solo a carico dei docenti. Mi permetto quindi di osservare che la Legge 169/2008 annulla purtroppo anche le minime ambizioni della scuola pubblica, che soffre per:

    1 – la mancanza di risorse;
    2 – la scorretta gestione delle risorse.

    Se non si affrontano questi due problemi, nessun obiettivo di eccellenza può essere conseguito per la scuola pubblica, con:

    – una o più Leggi: Moratti-Fioroni-Gelmini;
    – uno o più sistemi di valutazione: giudizio-voto in decimi;
    – dibattiti sui possibili percorsi formativi, didattici, pedagogici;
    – nessun incentivo per sviluppare le peculiarità degli alunni “bravi” e/o per recuperare le lacune degli alunni “meno bravi”;
    – nessun incentivo per sviluppare le peculiarità dei docenti “bravi” e/o per recuperare le lacune dei docenti “meno bravi”;

    Nonostante i tanti problemi di questa e/o delle precedenti leggi, non senza difficoltà, i maestri della scuola Longhena (elementare) realizzano ogni giorno una scuola di eccellenza, discutendo e sperimentando con passione e professionalità, con l’ambizione di fare una scuola tra le migliori d’Italia, e non solo.

    Non condivido quando, riferendosi alla Scuola Longhena, si afferma: “come si può contestare male una pessima Riforma dietro la spinta di posizioni ideologiche preconcette”. Leggendo il sito web della scuola, si comprende l’esigenza pedagogica del voto unico e del relativo giudizio per la valutazione della prima parte dell’anno scolastico, in coerenza con la recente norma (voto in decimi) e con quanto è stato fatto negli ultimi 30 anni (giudizi). Non sono stupito che tale esigenza sia stata opportunamente fraintesa da alcuni giornalisti, ai quali auguro maggior competenza e fortuna professionale.

    Il corpo docente della scuola Longhena ha l’interesse e la competenza per discutere pubblicamente le Leggi che regolamentano la scuola e le modalità operative della loro applicazione, come immagino debba avvenire tra i docenti di ogni scuola del nostro paese.

    E’ necessario inoltre ringraziare chi ricorda la buonista cancellazione “dell’asino” dalla scuola, sostituito con il “cavallo con problemi familiari”; nella classe di mia figlia, alunna della Scuola Longhena, non è stata segnalata la presenza di equini.

    Spero comunque che ai bambini sarà insegnato il rispetto per entrambi, asini e cavalli, sebbene, dopo oltre 2000 anni, nessun cavallo abbia ancora fatto tanto quanto l’asino, che con il bue ha scaldato e salvato la vita del Bambino più importante della storia.

    Saluto cordialmente,
    Francesco Caridei

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