feb 222009
 

Circolo didattico Fratelli Bandiera di Parma:

No al voto numerico nella scuola primaria

19 Febbraio 2009  da Massimiliano Gentile

PARMA, 19 FEBBRAIO – Il circolo didattico Fratelli Bandiera di Parma dice no all’introduzione della valutazione numerica nella scuola primaria e il 90% dei docenti ha dichiarato che non utilizzerà il voto sulla scheda. Secondo gli insegnanti di questo circolo (l’unico di Parma, formato solo da scuole primarie e materne), infatti, “nell’applicazione delle norme sulla valutazione numerica non si è minimamente tenuto conto degli elementi propri di bambini dai 5 agli 11 anni, per mantenere le caratteristiche di una valutazione formativa, che rilegga l’esperienza scolastica a partire dalla persona, nella sua globalità”.

Di seguito pubblichiamo integralmente la nota stampa.

Come “maestri” riteniamo che nell’applicazione delle norme sulla valutazione numerica non si sia minimamente tenuto conto degli elementi propri di bambini dai 5 agli 11 anni, per mantenere le caratteristiche di una valutazione formativa, che rilegga l’esperienza scolastica a partire dalla persona, nella sua globalità.

Abbiamo visto utilizzare la scuola primaria come un giocattolo semplice e gioioso che può essere calpestato o deformato a seconda degli umori politici, della moda e dell’apparire, lanciando messaggi semplicistici. Non accettiamo che si imponga come rispetto della legge una norma che non ha ancora concluso il suo iter legislativo e di promulgazione. Se ci viene chiesto il rispetto della legalità, come cittadini, ci sentiamo coerenti a richiederlo anche alle autorità preposte.

Valutare non è trascrivere dati, non è la misurazione di bilanci, di forze, di terremoti, di monti o strade, stiamo parlando di materiale umano e come tale va guidato con cura e rispetto, allontanando qualsiasi semplicista ricetta, intrappolati dal pensiero bonario che più gli alunni sono piccoli, più semplice è trattare con loro.
Non vogliamo una scuola che selezioni e classifichi i propri alunni su base “meritocratica”, ma che offra a tutti occasione di costruire un’identità positiva, sulla base di esperienze ricche e motivanti.

Non vogliamo una scuola che minacci gli alunni con lo spettro di un voto punitivo, ma che costruisca il rispetto delle regole comuni sulla base della collaborazione, del senso di appartenenza ad un gruppo e ad una comunità, con la quale si condividono relazioni profonde, basate sulla reciprocità e l’accoglienza di tutti.

Crediamo che il mandato costituzionale della scuola sia quello di promuovere la crescita di tutti i bambini e le bambine, nella loro diversità, nei loro percorsi unici ed irripetibili, come cittadini e come persone.

Siamo consapevoli della traccia indelebile che la scuola elementare lascia in ogni bimbo, che costruisce l’immagine di sé e della società. Vogliamo che questa traccia sia positiva e di speranza, che offra sempre un’opportunità di crescita e di cambiamento.

Riteniamo ancora più grave l’applicazione delle norme sul voto numerico in un momento in cui il Governo si appresta a tagliare in modo drammatico le risorse della scuola.

Da una parte richiede severità, rigore e merito, dall’altra taglia le opportunità educative e formative. Tutto questo è inaccettabile.

Se un bambino di 6-7 anni fatica nell’apprendimento della letto-scrittura, delle discipline matematiche o nell’approccio allo studio non significa che “non ne ha voglia” e che la mortificazione meritocratica possa aiutarlo; se un alunno di quell’età (5-11 anni) non apprende è perché ha bisogno di fiducia ed autostima, alimentate da percorsi di rinforzo, per poter raggiungere gli obiettivi utilizzando strade alternative e mirate.
Quale aiuto potrà avere un alunno in affanno da un voto in decimi, da una classifica che invita a dividere la scuola dalla famiglia, piuttosto che pianificare un rapporto chiaro e costruttivo, concordato insieme?

Il numero da sempre vuole avere il gusto dell’oggettività, invece un giudizio è già dichiarato in partenza che è soggettivo, relativo a tante variabili, quindi immune dal voler essere infallibile e classificatorio.

Facciamo un esempio: se l’obiettivo per un alunno della classe prima è l’apprendimento della letto–scrittura, questo dovrà essere raggiunto da tutti ai massimi livelli perché in pratica si tratta di un apprendimento quasi automatico.

Purtroppo questo non accade per tutti, ci sono bambini che pur non avendo deficit intellettivi, né psicologici, neurologici o sensoriali e buona stimolazione familiare, hanno difficoltà a leggere e scrivere in modo adeguato per motivi diversi dalla buona volontà.

Ormai è risaputo che i ragazzi che un tempo erano definiti “asini” non erano altro che alunni con dsa (disturbi specifici dell’apprendimento) o nei casi più gravi dislessici. Ora sappiamo che il fattore tempo, cioè il supporto più precoce possibile, unito ad una buona professionalità nell’organizzare gruppi laboratoriali, porta questi alunni ad un percorso scolastico “normale”. Questi bambini e le loro famiglie che impiegano forze, impegno e costanza per un’attività che tutti gli altri raggiungono automaticamente quale beneficio possono avere da un voto?

Quale beneficio possono avere dal voto quei bambini che vivono perennemente in competizione, centrati solo su di sé, incapaci di uscire dall’ottica individualista?
Quale beneficio avranno dai voti quei bambini che hanno un’immagine di sé negativa, che non tollerano le frustrazioni, che hanno perso la speranza?

Come docenti della scuola primaria, consapevoli del ruolo fondamentale che possiamo svolgere utilizzando una valutazione formativa, non cadremo nella trappola della mortificazione, perché la meta è l’apprendimento per tutti, negarlo sarebbe profondamente ingiusto e contro ogni diritto costituzionale.

Non ci nascondiamo rispetto alle nostre responsabilità educative e valutative, affermiamo il nostro dissenso affinché nel futuro, attraverso l’azione comune delle famiglie e dalla scuola, le norme contenute nella Legge 169/08 vengano abolite, e si dia il via nella scuola a un profondo percorso di riflessione sugli obiettivi formativi che le competono, così come la Costituzione definisce.

http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/Bologna_no_Gelmini/10_pagella/scuola_parma_voti.pdf

  Una risposta a “Parma: in pagella solo giudizi e niente voti”

  1. sono la coordinatrice di una scuola paritaria di Busto Arsizio, condivido pienamente la vostra linea didattico educativa, è vergognoso etichettare dei bambini e giudicarli con un numero. Quali competenze abbiamo noi insegnanti per giudicare che un bambino, che peraltro sta imparando, valga 6 o 7 e così via. Io mi ritrovo a contestare colleghi, che addirittura, per dare il voto fanno la media matematica, alle elementari!!!!

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