apr 022009
 

Io da ieri insegno alla scuola elementare di Longhena
di Mario Ambel

L’amministrazione si nega anche l’ultima possibilità di agire con buon senso e contesta alle maestre di Longhena non solo un comportamento professionale inadeguato per aver dato lo stesso voto a tutti i bambini, ma (ad alcune) anche di essersi permesse di esprimere critiche nei confronti della normativa sulla valutazione in una manifestazione pubblica e di aver così denigrato l’Amministrazione di appartenenza.

Vorrei che fosse chiaro che sono il Parlamento  e questo Ministero a imporre comportamenti fino a ieri illegali, a screditare la credibilità del lavoro degli insegnanti con norme assurde: uno striminzito e stenterello articolo di una legge raffazzonata (sarà effetto della “semplificazione normativa”?) che cancella trent’anni di lavoro nelle scuole e di ricerche pedagogiche.

Il problema non è politico; è culturale, scientifico, professionale.

Per questo è grave il silenzio di tutti coloro che fino a ieri pontificavano sulla valutazione formativa, qualitativa, autentica e ora tacciono o parlano talmente sottovoce che non li sente nessuno.

Così come trovo molto grave il consenso che questi provvedimenti incontrano nella scuola; se nella scuola superiore la cosa può essere comprensibile a causa della scarsa dimestichezza di molti colleghi con l’idea e le pratiche dei processi di insegnamento/apprendimento, molto grave è che ciò possa accadere nelle medie e nelle elementari.

http://www.memorbalia.it/

  3 Risposte a “Io da ieri insegno alla scuola elementare di Longhena”

  1. Vorrei ringraziare Mario Ambel per il suo sostegno e la sua presa di posizione.
    Credo che nella vicenda della valutazione si giochi la credibilità professionale, cercano di spaventarci togliendoci anche il DIRITTO DI CRITICA.
    Le critiche rispetto al ritorno del voto numerico sono frutto esclusivamente di considerazioni pedagogiche, ma la risposta non arriva nel merito, ma solo con censure punitive.
    Chi ha qualcosa da dire lo dica ora o mai più.
    Sono un po’ a corto di parole per cui userò quelle del maestro Manzi che in questo momento trovo aderenti al mio pensiero:” classificare significa, purtroppo, distruggere il senso della comunità, dove ogni individuo deve imparare a vivere dando il meglio di se stesso, non per lucro (e anche il voto è lucro), ma nell’interesse della comunità stessa e per il piacere personale che deriva dalla scoperta della conoscenza”.

    Cristiana Costantini, ins. Longhena

  2. Non sarà che la comunità di Longhena infastidisce i molti, avvezzi a prendere decisioni per delega , per voto, non per confronto? quelli che il senso della comunità l’hanno relegato in soffitta? o sotto le suole delle proprie scarpe? la comunità di Longhena è composta, prima di tutto, da bambine e bambini, dai 6 agli 11 anni, che hanno imparato a confrontarsi, ad esprimere le loro emozioni ed opinioni (si! se glielo si permette anche bambine e bambini di tale età hanno opinioni da dire) nelle assemblee di classe e di interclasse (cosa strana? no, cosa normale a Longhena, le maestre e i maestri dedicano tempo ed energie anche a questo, e a molto altro!) poi è composta da un preparatissimo gruppo di insegnanti, che spesso si ritrova a scuola, oltre l’orario di chiusura (alla faccia dei vari brunetta che vorrebbero i dipendenti pubblici tutti scansafatiche), per discutere sulla giornata della Pace, su come compostare i rifiuti, su come coltivare l’orto, insomma su come crescere i loro piccoli alunni Cittadini Consapevoli (c’era proprio bisogno di istituire Cittadinanza e Costituzione nella L.169? ma non sono anni che la si fa a Longhena?), poi, infine, ci sono i genitori. I genitori che hanno sperato, sofferto, che si sono ritrovati davanti alle liste degli ammessi alla scuola, come in un concorso dove, se va, sei dentro, ti cambia la vita, sei così felice che ti viene da piangere. Queste sono le emozioni che tutti i genitori provano quando sanno che, si, la loro domanda d’iscrizione è stata accettata. Per chi non vive Longhena sembrerà assurdo, ma è così. Questo non vuol dire che nel resto di Bologna non esistano scuole come Longhena. Certo che ve ne sono! Carto che in tutta italia ci sono insegnanti meravigliosi. Ma io sto descrivendo cosa vuol dire far parte della comunità di Longhena, le altre cominità le conosco meno. Longhena la vivo da 4 anni e, con mia figlio che entrerà nella scuola il prossimo settembre, la vivrò per altri 5 anni! Quindi: la comunità di Longhena è composta da bambine e bambini, da insegnanti, da genitori. E’ una comunità a volte pesante, molto spesso scomoda, perchè è una comunità in sintonia, che parla e agisce. E pensa. Che non accetta etichette. Che esiste da quando Mario Longhena ha deciso di istituire una comunità che si prendesse carico dei meno fortunati. In suo nome, e perseguendo i suoi principi, la comunità di Longhena continua ad operare.
    Mi spiace per chi ci vorrebbe non pensanti, silenti, accondiscendenti. Mi spiace, non accadrà.

  3. Voglio affiancarmi al pensiero di Anna Maria, forse anche perchè questa scuola l’ho vissuta in prima persona come alunna, ma proprio per questo anche io quando ho saputo che mia figlia era riuscita ad entrare nella scuola mi sono commossa. Sono indignata come voi per tutto quello che sta accadendo alla nostra scuola. Ma coraggio continuiamo così ce la faremo.

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