feb 132009
 

Rassegna Web: Retescuole 13/02/2009
LETTERA A CASINI di Vittorio Delmoro

Incollo qui sotto la lettera che ho inviato a Casini, come forma di solidarietà per i colleghi bolognesi denunciati sui voti.

Onorevole Pierferdinando Casini,
spero che onori l’appellativo ascoltandomi, come minimo.

Leggo su Repubblica di oggi (13 febbraio) che pure lei ha sentito il bisogno di intervenire sullo scandalo suscitato dalla dirigente dell’istituto Comprensivo 8, che ha denunciato tutti i docenti della scuola elementare Longhena di Bologna per aver assegnato dieci a tutti gli alunni sulle schede di valutazione del primo quadrimestre.
Che intervengano politici locali è forse un segno di attenzione verso la scuola, ma se interviene lei che è il segretario nazionale di un partito di non poco conto, allora il caso assume una dimensione generale che non si può minimizzare.

La breve sua dichiarazione che leggo virgolettata, se vera, rischia però di far capire all’opinione pubblica fischi per fiaschi, a meno che non sia lei, onorevole, ad aver capito fischi per fiaschi.
Invero l’ho sentita negli ultimi tempi parlare spesso in diverse trasmissioni televisive di meritocrazia come toccasana per la salvezza della scuola italiana e temo che lei, non esperto del settore, applichi questo schemino anche alla scuola elementare e dunque si sia pure lei scandalizzato di quel dieci che i media (e la dirigente) definiscono politico, ma che invece gli insegnanti giudicano educativo.

Lei infatti parla di strumentalizzazione dei bambini per fini politici, aggiungendo che di questi cattivi maestri la scuola italiana non ha bisogno.
Intanto dovrebbe dimostrare che si tratta di cattivi maestri; quanto alla strumentalizzazione politica, penso che la prima responsabile sia la dirigente.

Ma vengo subito all’essenza della questione : il 10 a tutti i bambini, con conseguente fine della meritocrazia.

Forse lei non sa che quei docenti avevano assunto una delibera per continuare a valutare i loro alunni come avevano sempre fatto almeno negli ultimi 15 anni e che la legge che li obbligherebbe a dare i voti non è ancora compiutamente in vigore.
Per cui delle due l’una : o lei non conosce bene i regolamenti, oppure è un sostenitore dei voti fin dalla prima elementare.

Mi interessa confutare questa seconda eventualità, proprio perché non cada nel tranello delle facili semplificazioni alla Tremonti (per intenderci) e possa invece attribuire alla meritocrazia in cui crede il giusto valore.

Non so dove lei abbia mandato o mandi a scuola i suoi figli, ma credo che si preoccupi non solo che vi siano dei bravi insegnanti, ma che possano ricevere una formazione secondo alcuni principi basilari della convivenza civile e della nostra società libera e democratica, finché avremo la fortuna di averla.
Fra questi principi credo lei condivida la solidarietà, la cooperazione, l’integrazione, il sostegno reciproco, …
Pertanto un bambino che faccia il suo ingresso nella scuola pubblica (in prima elementare) dovrebbe trovarvi un clima sereno di crescita comunitaria, un afflato comune verso la conoscenza e l’apprendimento, motivazioni legate al piacere della scoperta, all’appagamento della curiosità, alla gioia dell’imparare.

Non credo lei sia interessato a che i suoi figli vadano a scuola e studino per il voto, per il giudizio dell’insegnante o per mettersi in mostra davanti agli occhi di qualcuno (i genitori o gli amici); esistono certo anche queste componenti nell’integrità di una persona in formazione, ma non possono però diventare esclusive o dominanti; perché se lo diventassero la scuola avrebbe perso una grossa chance e i genitori la dimensione più bella dei propri figli.

Un bambino abituato ad avere un voto fin dalla prima elementare svilupperà la competitività e con essa tutti i rischi che possono oggi sfociare nel tanto detestato bullismo; il bambino che cerca il bel voto non è contento che lo abbiano anche gli altri, vuole l’esclusiva; non aiuta chi è più in difficoltà, non trova soddisfazione nell’uguaglianza, mira alla differenza; e quando gli capiterà pure il voto brutto potrebbero essere drammi.

Sono più di trenta anni, onorevole, che la pedagogia mondiale ha messo all’indice i voti, soprattutto nella fase iniziale del percorso formativo; in tutti questi anni gli insegnanti italiani, a cominciare dalle maestre, hanno fatto ricerca, hanno sperimentato metodi, hanno usato strumenti diversi per affrontare questo grande tema della valutazione, integralmente connesso con il processo di insegnamento/apprendimento.
È per questo che sono proprio le maestre ad essere così infastidite dai voti.

E lei invece pensa che si tratti di una pura protesta, addirittura politica!
Non le viene in mente che si tratti invece del rispetto dovuto proprio a quei bambini che lei appella come strumentalizzati?
Non accetta neanche per un minuto di ascoltare le motivazioni di quei maestri, prima di pronunciare quelle sentenze?
Se lei potesse (ma mi rendo conto che non può) spogliarsi dei ruoli pubblici che ricopre e considerare di essere padre e di avere un figlio in una scuola che assegna 10 a tutti, solo perché le viene impedito di fare come ha sempre fatto e perché vuole proteggere, tutelare i propri alunni, sarebbe fiero di quei maestri e sarebbe contento di aver scelto quella scuola per i suoi figli.

Purtroppo non può.
È per questo che le consiglio per il futuro quanto meno di tacere, prima di avventarsi in dichiarazioni che magari avranno anche un ritorno politico, ma che non contribuiscono certo a quell’appellativo che dovrà pure meritarsi, se non altro a futura memoria.

Vittorio Delmoro – maestro

http://www.retescuole.net/contenuto?id=20090213180754

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