mag 062010
 

Cari genitori
 noi, come voi, siamo genitori di giovani uomini e donne che frequentano la scuola statale pubblica. Mamme e papà sinceramente, intimamente preoccupati per quanto sta accadendo alla nostra scuola da ormai troppo tempo.
La scuola che anche noi abbiamo frequentato anni fa, impoverita e trascurata ogni giorno di più, sta morendo.
Quella scuola che generazioni di genitori vedevano come unica possibilità di riscatto o più semplicemente come l’unico modo per assicurare ai propri figli una vita dignitosa, sta morendo.
Gente semplice o istruita, ricca o povera, a costo di sacrifici a volte immani faceva di tutto per mandare a scuola i propri figli, consapevole dell’importanza vitale di assicurare loro una buona istruzione. Quella scuola, aperta a tutti, gratuita, luogo primo di conoscenza e convivenza, fonte inestimabile di saperi e di memoria, di uguaglianza e di amicizia, sta morendo.
Tutti ormai viviamo in un mondo che ha le dimensioni del Pianeta. Come potranno i nostri figli confrontarsi alla pari con studenti francesi o scandinavi, cinesi, spagnoli, inglesi o indiani se davvero domani usciranno da una scuola così malridotta?
Noi, genitori di oggi, non vogliamo neppure pensare che si possa rimanere indifferenti. L’istruzione dei nostri figli e quindi il loro futuro è messo a repentaglio e con loro anche il nostro e quello del Paese in cui tutti viviamo: ci ritroveremo forse a regalare la paghetta a figli ormai quarantenni che si trascinano per casa senza meta?
Piero Calamandrei, che contribuì alla scrittura della Costituzione, già nel 1950, in un famoso discorso tenuto a Roma metteva in guardia da chi sosteneva l’idea di finanziare col denaro di tutti, le scuole private a scapito di quelle statali.
In effetti, la “riforma” attuale non prevede alcun investimento, solo risparmi e colpi d’accetta, mentre triplicano i finanziamenti – da 544 milioni a 1 miliardo e 600 milioni di euro – alle scuole private.  Verranno a mancare 87.341 dei nostri insegnanti e 44.500 dei nostri bidelli, delle nostre segretarie e dei nostri assistenti di laboratorio.
Verranno chiuse tante piccole scuole, ridotti i piani di studio, ridotte le discipline, le ore di laboratorio, le uscite didattiche e drasticamente ridimensionati gli aiuti ai ragazzi diversamente abili. I nostri figli, nell’arco dei tredici anni che trascorreranno a scuola, dalle elementari alle superiori, perderanno 1900 ore di insegnamento, fatti i conti sono due anni di scuola in meno. E tutto questo si consumerà in classi che potranno arrivare a contare fino a 33 studenti, stipati in aule che per ragioni di sicurezza non potrebbero accoglierne più di 25.
Alla fine del 2011, quando andranno a regime tagli per quasi 8 miliardi di euro cosa resterà della nostra scuola pubblica se già oggi mancano i soldi per i supplenti, la carta igienica e le pulizie?
Presagi preoccupanti nell’aria. Le cose che vediamo avanzare a grandi passi, ci spingono a pensare che indebolire, impoverire e di conseguenza screditare la scuola pubblica come sta succedendo oggi, alluda ormai in modo inequivocabile ad un futuro il cui esito pare scontato: due sistemi scolastici, uno privato, costoso, per i pochi che potranno permetterselo sfornerà la nuova classe dirigente e uno per molti, pubblico, di serie B che sfornerà insicurezza e solitudine. E così anche quel poco di mobilità sociale, di cui tutti parlano, verrà meno e i figli dei dottori diventeranno dottori e quelli degli operai resteranno operai. Come novanta anni fa.
Questo è per noi un orizzonte inaccettabile.
E chiediamo a voi, è accettabile questa prospettiva?
E se non lo è cosa possiamo fare?
Cari genitori, cosa possiamo fare?

Bologna 3 maggio 2010
Silvia Pagnotta, mamma di Nina II elementare
Tina Giudice, mamma diSabrina III elementare
Elena Ceccarelli, mamma di Caterina III elementare

  Una risposta a “Lettera aperta ai genitori di alunni e studenti che frequentano la scuola statale pubblica di ogni ordine e grado.”

  1. sono mamma di un bambino di prima elementare. ho iscritto mio figlio alla scuola pubblica e anche io ho sempre frequentato le scuole pubbliche fino alle superiori. voi ponete l’accento sulla mancanza di fondi, invece io pongo l’accento sulla mancanza di principi. mi sono trovata con genitori che educano i loro figli all’inidividualismo, alla competizione con gli altri bambini e rifiutano coloro che hanno bisogno di aiuto. Mio figlio non è disabile ed è un bambino del tutto normale, ma ci sono con lui compagni disabili o con difficoltà didattiche. Viene reso anormale anche chi non lo è perchè difende i suoi amici o perchè si oppone a giochi non corretti. Gli insegnanti e gli educatori si accorgono solo quando la situazione degenera e incolpano l’ultimo della fila invece di verificare la causa prima della discussione. chi tira il sasso e nasconde la mano viene premiato. Il mondo è dei furbi? Non diciamo che anche questo è a causa della mancanza di fondi; è una mancanza di interesse e di controllo. Sarò costretta a mandare mio figlio in una scuola privata magari dalle Suore per trovare ancora i principi di lealtà e di aiuto reciproco che vorrei insegnare a mio figlio? Oppure sarò costretta a insegnare a mio figlio a farsi i “cavoli” suoi perchè il mondo è dei furbi?

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