nov 062009
 

LETTERA APERTA AL PROF. FRANCESCO ALBERONI

-inviata al Corriere della Sera
-pubblicata su Facebook

Egr. Professore, le scrivo questa lettera che non ha la minima possibilità di essere pubblicata sul Corriere (nessun direttore pubblicherebbe la lettera  di un carneade quale io sono in risposta all’articolo di un gigante della sociologia), ma io vorrei che queste mie parole possano essere lette e meditate, per cui spero non si offenda se le pubblico su una piazza virtuale molto frequentata come Facebook.

Innanzitutto mi consenta di dirle che non condivido assolutamente la sua analisi contenuta nell’articolo pubblicato in prima pagina del Corriere del 2.11  u.s. a partire dall’affermazione iniziale “negli ultimi quarant’ani i pedagogisti hanno quasi distrutto le basi del pensiero razionale e i fondamenti della nostra civiltà. L’hanno fatto con una sola decisione: eliminando le date,  togliendo dalle scuole l’obbligo di mettere i fatti in ordine cronologico”. Vede egregio professore, io credo che la scuola sia stata rovinata dai politici che hanno rinviato ogni tipo di riforma, che hanno tenuto bassissimi gli stupendi degli insegnanti, dirottando (specie nelle materie tecniche e professionali) le menti migliori verso altre professioni, imponendo programmi superati ed avulsi dalla realtà in cui viviamo, mantenendo grotteschi anacronismi (dall’obbligo di residenza nel comune in cui si insegna all’obbligo di sigillare il pacco della maturità con la ceralacca e via delirando), cambiando per il gusto di cambiare e per un’innovazione fine a se stessa competenze e conoscenze vitali: così in geografia si studia e si ristudia dalle elementari alle superiori cos’è il terziario o come si sono formate le montagne, ma non si insegna dov’è Crotone e dov’è Sydney.. Ma al di là di tutto non è affatto vero che nella scuola si siano abolite le date. O meglio non è più obbligatorio studiare una sfilza di date (o di altezze di monti o di lunghezze di fiumi), ma qualunque insegnante degno di questo nome esige che i suoi alunni sappiano collocare avvenimenti, opere letterarie e fatti storici all’interno di un secolo o di un decennio. Checché lei ne dica nelle scuole si continua ad insegnare la grammatica, e, udite udite, persino l’analisi logica (la invito a venire in una mia classe o in quella di qualunque mio collega di lettere a controllare di persona). Solo che i luminari del Corriere quando parlano di scuola preferiscono raccontare le chiacchiere da bar che si sentono in giro anziché documentarsi. Anche uno dei più grandi giornalisti, da me tanto amato ed ammirato, il compianto Enzo Biagi quando parlava di scuola andava per frasi fatte e luoghi comuni. Ricordo un suo articolo sui quattro mesi di vacanza degli insegnanti e sulla vacanza “persino” a s. Francesco, pubblicato quando già da almeno dieci anni la scuola cominciava a settembre e la festa di s. Francesco era stata giustamente cancellata dal calendario scolastico. Lei non si deve permettere, egregio professore di proporre per me e per la quasi totalità dei miei colleghi il corso di grammatica… Io farò il corso di grammatica e di storia (anzi di cronologia) quando lei smetterà di vivere di rendita sulle sue due mirabili intuizioni: grandissime, geniali che hanno fatto di lei il più grande sociologo italiano e forse del mondo (e la prego di credere che sto parlando seriamente), ma che lei riscodella a mo’ di minestra riscaldata sulla prima pagina del Corriere quasi tutti i lunedì. Mi riferisco alla concezione dello stato nascente in politica (e della sua analogia con l’innamoramento) ed alla psicologia del capo. Professor Alberoni, risponda a questa domanda di un intellettuale laureato che alla fine della carriera prende 2.100 euro al mese: quando lei ripete queste cose sul Corriere la pagano ogni volta o le dànno la fotocopia dell’assegno con cui l’hanno pagata la prima volta? Si documenti sulla realtà della scuola e di chi ci lavora e non ci venga a raccontare che le stagioni non sono più quelle di una volta, che qui una volta era tutta campagna, che i giovani non hanno più ideali  e che ai mie tempi a Natale si sentiva nell’aria il profumo dei mandarini.

La saluto rispettosamente

Prof. Silvano MAINO
insegnante da 37 anni

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