mar 032009
 

Rassegna stampa: City Bologna 03.03.2009

INTERVISTE

Meglio un 10 pedagogico che un 5 in condotta

Marzia Mascagni, maestra elementare alla Longhena di Bologna: la scuola che ha scelto di dare dieci a tutti gli studenti per protestare contro la legge Gelmini.

Da poco è finito il primo quadrimestre e, mentre alle superiori fa scalpore il boom dei cinque in condotta (34mila) e la notizia che 3 studenti su 4 hanno un’insufficienza, gli alunni della Longhena sono stati premiati con un dieci in tutte le materie. Di che protesta si tratta?

Ce l’abbiamo soprattutto con il ritorno al voto numerico, un metodo che non si usava da 25 anni. Il nostro non è un dieci politico, come molti giornali l’hanno definito. È un dieci pedagogico perché pensiamo che un bambino debba essere valutato e non classificato.

Meglio il vecchio sistema dei giudizi, allora?

Ne siamo convinti. Stiamo parlando di bimbi di 6-7-8 anni che, più del voto, hanno bisogno di qualcuno che dica loro cosa hanno fatto bene e cosa devono migliorare.

Protestate solo contro il ritorno dei numeri nelle pagelle o c’è anche dell’altro?

Sono tante le cose che non vanno bene: dal maestro unico al taglio del personale che ha lasciato a spasso più di 135mila insegnanti. La maggior parte: precari di 30-35-40 anni che però lavoravano a scuola già da una quindicina di anni.

Come si spiega questa pioggia di 5 in condotta alle superiori?

È un pessimo risultato per tutta la scuola italiana. Significa che la strada intrapresa non va nella giusta direzione.

La riforma Gelmini, però, è a tutti gli effetti una legge. Non vi sembra di averla come minimo aggirata?

Non era assolutamente nostra intenzione. Abituati a un sistema da vent’anni il Ministro ci ha imposto un cambiamento epocale da fare nel breve spazio di due mesi. Ci avesse chiesto almeno un parere…

Ma questo cosa vuol dire?

Significa che la legge sta a cuore anche a noi. Volevamo solo prenderci un periodo di transizione, mantenendo il sistema dei giudizi solo per il primo quadrimestre di quest’anno. In attesa di frequentare dei corsi di formazione per capire i nuovi criteri. Avremmo usato i voti numerici già sulle pagelle del secondo quadrimestre. Questa decisione è stata adottata all’unanimità dal collegio docenti.

Poi cosa è successo?
Il giorno degli scrutini è arrivato un ordine della preside Ivana Summa che ci ha imposto il cambio di rotta. Noi, allora, non ce la siamo sentita e abbiamo dato dieci a tutti.

Con quale motivazione?

“L’alunno possiede conoscenze e competenze esaurienti in relazione alle proprie capacità”.

I genitori degli alunni come l’hanno presa?

Li abbiamo riuniti in un’assemblea dove abbiamo spiegato i motivi della nostra scelta. La maggior parte di loro si è detta solidale. I contrari sono solo una piccola minoranza: qualche telefonata di protesta in segreteria ma nulla di più.

Peccato che i vostri dieci siano stati annullati dal direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Bologna, Vincenzo Aiello.

Un’altra cosa che ho letto solo sui giornali. Ufficialmente nessun docente di questa scuola sa di eventuali annullamenti da parte dell’Ufficio scolastico.

“È l’ennesimo caso di chi fa politica a scuola, un vizio che abbiamo preso dal ‘68”. Così il Ministro dell’Istruzione ha definito la vostra iniziativa. Lei cosa ne pensa?

Penso che la politica non centri nulla. Ci siamo limitati a fare gli insegnanti.

Anche il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, non ha avuto parole tenere: “Si tratta di un’iniziativa controproducente perché coinvolge soggetti inconsapevoli come i bambini”. È d’accordo?

No. Ci sono insegnanti che danno cinque in condotta agli alunni di prima elementare: solo loro i docenti da condannare.

Domenica scorsa, oltre ai dati sulle superiori, sono usciti anche quelli delle elementari. Il risultato più eclatante è che solo il 10% dei genitori ha scelto i modelli da 24 e 27 ore, gli unici con il fatidico maestro unico. Qualcuno parla di fallimento della riforma. Il Ministro Gelmini, invece, dice che sono tutte bugie e che anche i modelli da 30 e 40 ore (scelti dal restante 90%) sono con il maestro unico. Chi ha ragione?

La verità è che il modello di riferimento proposto dal Ministro era quello a 24 ore. Un sistema che, secondo i dati, ha convinto solo il 3% delle famiglie italiane.

Che fine farà la scuola italiana?

È difficile pensare a un futuro roseo se ogni anno ci cambiano le schede di valutazione. A lungo andare, questi stravolgimenti hanno stremato tutto il mondo della scuola che ora è sul punto di implodere.

Luca Perolo luca.perolo@rcs.it

La riforma e la protesta

La riforma

“Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”. È questo il vero nome della riforma del Ministro Mariastella Gelmini, diventata legge il 29 ottobre 2008. Nell’ambito della scuola primaria le principali novità sono il ritorno al maestro unico e alla votazione numerica. A cui si aggiunge, anche per le scuole secondarie, il ripristino del voto in condotta: un cinque alla fine del secondo quadrimestre significa bocciatura automatica.

Proprio per protestare contro il ritorno dei numeri sulle pagelle, a febbraio, i docenti della scuola elementare Longhena di Bologna (nella foto) hanno deciso di dare dieci in tutte le materie a ogni alunno.

Boom di cinque

Tra i dati presentati domenica scorsa dal Ministero dell’Istruzione spiccano i 34.311 studenti delle scuole superiori che sono stati puniti con un 5 in condotta. Solo il 30% ha la sufficienza in tutte le materie.

http://city.corriere.it/interviste.shtml

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