mar 292009
 

Dal blog il Diritto di Voto: per discutere se ci è dato, per conquistarcelo se ci è tolto, per ragionare insieme sul precipizio delle pagelle italiane

Siam sempre qui, con pacchi e pacchi di circolari fotocopiate da una parte sola e ancora da firmare, perché chi ci sta dietro ai tornei di bocce e alle offerte delle suorine dell’Immacolata e al concorso Dipingi il pomodoro più bello entro il 19 aprile?

Meno male che ogni tanto c’è una circolare seria.

Per esempio lo Schema di regolamento concernente “coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169”.

Ora, questa circolare si riferisce agli articoli della Costituzione (il 33 -libertà di insegnamento-, l’87 -prerogative del Presidente della Repubblica- e il 117 -competenze Stato e regioni-), e vabbè.

Poi si riferisce a 18 altre leggi o decreti che vanno dal 1988 al 16 gennaio 2009.
Poi considera tre raccomandazioni dell’Europa.
Poi sente, vede e ode il parere dei Ministri in data (seguono per tre volte dodici puntini e nessuna data).
Poi comincia e spiega che la valutazione è espressione della’autonomia professionale propria della funzione docente, nella sua dimensione individuale e collegiale, aggiungendo nella pagina dopo che, per quanto riguarda la scuola media, la valutazione periodica e finale è effettuata dal consiglio di classe. Il che, a casa mia, significa che ogni volta che, periodicamente, ho dato una verifica e il relativo voto, dovevo invece convocare tutti i colleghi e far deliberare che a Ciccio davo 4 e a Pippo 7. Insomma, prima è una cosa individuale e collegiale, poi diventa collegiale, e amen a te che vuoi dare i voti che vuoi ai tuoi alunni.
All’articolo 2 (comma 6) ribadisce che la promozione è basata sull’articolo 2 e 3 del decreto legge del titolo.

Perciò, signori: Nella scuola secondaria di primo grado, sono ammessi alla classe successiva, ovvero all’esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto, con decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe, un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.

Chi ha anche soltanto un cinque: bocciato.

Ma come… è la scuola dell’obbligo… prima aveva tre… ha migliorato… si sta impegnando… ha fatto passi avanti…

Niente. Chi ha un solo cinque: bocciato.
A meno che…
A meno che la decisione del consiglio di classe non sia di promuoverlo ugualmente.
Ma sì… ma dai… anche con me è migliorato… aveva quattro e ora ha sei… gli è rimasto solo quel cinque lì… dai, promuoviamolo, che così magari l’anno prossimo migliora ancora e…

Niente. Chi ha un solo cinque: bocciato.
A meno che…
A meno che non si scriva 6 sulla pagella. Falsando il voto. Dando lo stesso 6 di chi ha davvero e sempre avuto 6.
Però.
Comma 7 dell’articolo 2: se proprio ci sono delle carenze relative al raggiungimento degli obiettivi di apprendimento, la scuola provvede a inserire una specifica nota al riguardo (sulla pagella).

Allora.
La Gelmini ci butta sul piatto i voti perché sono più chiari, limpidi, onesti, severi.
Siccome c’abbiamo le scuole piene di bulli ci dice di usare il 5 (in condotta e nel resto).
Poi ci dice di non dare 5 se vogliamo promuovere.
Quindi mettiamo 6 a Ciccio che ha migliorato in tutte le materie ma è ancora insufficiente in una.
Però, poi, aggiungiamo una noticina per dire…
Per dire che?
Che il 5 è cinque ma noi abbiamo scritto 6?
Ecco, sì, proprio così, ci dice la Gelmini. Che c’è di strano?

http://dirittovoti.splinder.com/

  2 Risposte a “Mi avete capito male parte prima”

  1. Infatti, cosa c’è di strano? Non fa una piaga. Ops! Scusate, “piega”.

  2. Grazie per l’ironia, che ci solleva da questo clima d’angoscia, tristezza, scoramento, preoccupazione …. vado avanti? Pensando alle “medie” (scuola secondaria di primo grado, altisonante!) non riesco a non pensare a quella Dirigente Scolastica (lei si con la maiuscola!) che in una scuola a Napoli (o giù di lì) va a prendere a casa i ragazzi che non vogliono frequentare la scuola. Dell’obbligo. Penso al destino di quei ragazzi: le colpe dei padri (e delle madri) ricano sui figli! sembra l’apocalisse. Che futuro potranno mai avere? che prospettive di “elevazione”? nulla! schiacciati dalla realtà dove sono nati e dove creparanno, magari a 15 anni, “sparati”, “bucati” … vado avanti? ecco, questo è quello che si prospetta: il peggio sempre peggio, senza speranza.
    Ma la speranza c’è: è nel cambiamento, è nella non rassegnazione, è nell’alzare la testa e dire NO. Questo è da insegnare ai figli, ai nipoti, a queste nuove generazioni che non hanno mai sentito, da viva voce, i racconti dei loro bisnonni, quelli che vivevano sulle montagne con i fucili in mano, quelli hanno Resistito. Alla fine hanno vinto. Ecco, forse quella vittoria va ora Riconquistata, o almeno Ricordata. R’esiste.

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