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Come eravamo, le foto della sezione C dal 1980 al 1983

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ecco le foto di prima (1980/81), seconda (1981/82) e terza (1982/83), sezione C, maestra: Angela Placentile. Purtroppo non ho le foto di quarta e di quinta, anni in cui avevo l’Angela Cocchi come maestra. Mi è sempre venuto il dubbio che l’abbiano fatta magari un giorno in cui non ero a scuola. Ne approfitto per mandare altre due foto, una nell’aula in cui ho fatto la prima elementare (dalla seconda alla quinta comprese ci misero nell’aula dove adesso c’è l’aula polivalente, in prima eravamo nell’aula a destra entrando da dove ci sono le scale di emergenza). Non so perché ce la fecero, ho un vago ricordo di un signore che entrò e ci fece la foto. L’altra foto è della gita che facemmo allo zoo di Pistoia, credo fosse il 1982.

Pieralberto Mengozzi

Luca, con i suoi amici per sempre nella scuola più bella del mondo

Oggi abbiamo festeggiato Luca, con i suoi amici per sempre nella scuola più bella del mondo.

A Luca è stata dedicata l’aula in cui ha frequentato la prima elementare, al piano terra.
Erano presenti i suoi compagni di classe, tante maestre, i rappresentanti dei bambini e tutta la sua famiglia. La dirigente scolastica, professoressa Facilla, ha introdotto la piccola cerimonia sottolineando l’importanza di “lasciare traccia delle persone che fanno la vita e la storia” di una scuola che è viva e tanto vissuta dai suoi studenti.

La maestra Claudia, ha ricordato come era Luca, quello che diceva e faceva a scuola, e le sue passioni, aggiungendo: “Sapeva di essere forte e intelligente, Lupetto, ma non se ne vantava mai. Proprio ricordando la sua simpatia, la sua forza, la sua voglia di stare bene”.
Ha concluso il suo discorso scrivendo sulla lavagna una breve poesia di Fernando Pessoa:

Voglio, avrò
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.

Poi il papà di Luca, Mattia, ha raccontato la storia della “Strada che non andava in nessun posto” (di Gianni Rodari).

“All’uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto. Martino lo sapeva perché lo aveva chiesto un po’ a tutti e da tutti aveva ricevuto la stessa risposta:
“Quella strada lì? Non va in nessun posto. E’ inutile camminarci”.
“E fin dove arriva?”. “Non arriva da nessuna parte”.
“Ma allora perché l’hanno fatta?”. “Non l’ha fatta nessuno, è sempre stata lì”.
“Ma nessuno è mai andato a vedere?”. “Sei una bella testa dura: se ti diciamo che non c’è niente da vedere…”.
“Non potete saperlo se non ci siete mai stati”. Era così ostinato che cominciarono a chiamarlo Martino-Testadura, ma lui non se la prendeva e continuava a pensare alla strada che non andava in nessun posto. Quando fu abbastanza grande, una mattina si alzò per tempo, uscì dal paese e senza esitare imboccò la strada misteriosa e andò sempre avanti. Il fondo era pieno di buche e di erbacce e ben presto cominciarono i boschi.

Cammina cammina la strada non finiva mai, a Martino dolevano i piedi e già cominciava a pensare che avrebbe fatto bene a tornarsene indietro quando vide un cane. Il cane gli corse incontro scodinzolando e gli leccò le mani, poi si avviò lungo la strada e ad ogni passo si voltava per controllare se Martino lo seguiva ancora. Finalmente il bosco cominciò a diradarsi e la strada terminò sulla soglia di un grande cancello di ferro. Attraverso le sbarre Martino vide un castello e a un balcone una bellissima signora che salutava con la mano. Spinse il cancello, attraversò il parco e sulla porta trovò la bellissima signora. Era bella, vestita come una principessa e in più era allegra e rideva: “Allora non ci hai creduto”.
“A che cosa?”. “Alla storia della strada che non andava da nessuna parte”.
“Era troppo stupida e secondo me ci sono più posti che strade”. “Certo, basta aver voglia di muoversi. Ora vieni ti farò vedere il castello”. C’erano più di cento saloni zeppi di tesori. C’erano diamanti, pietre preziose, oro, argento e ad ogni momento la bella signora diceva: “Prendi, prendi quello che vuoi… Ti presterò un carretto per portare il peso”. Martino non si fece pregare e ripartì col carretto pieno. In paese, dove l’avevano già dato per morto, Martino fu accolto con grande sorpresa. Scaricato il tesoro il carro ripartì. Martino fece tanti regali a tutti e dovette raccontare cento volte la sua storia. Ogni volta che finiva, qualcuno correva a casa a prendere cavallo e carretto e si precipitava giù per la strada che non andava da nessuna parte. Ma quella sera stessa tornarono uno dopo l’altro, con la faccia lunga per il dispetto: la strada per loro finiva in mezzo al bosco in un mare di spine. Non c’era né cancello, né castello, né bella signora. Perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova. E il primo era stato Martino Testadura”.

Infine, tutti i bimbi hanno liberato in cielo dei palloncini colorati a cui avevano attaccato un messaggio per Luca.

4 giugno 2019