Archivi categoria: Pensieri e parole

Luca, con i suoi amici per sempre nella scuola più bella del mondo

Oggi abbiamo festeggiato Luca, con i suoi amici per sempre nella scuola più bella del mondo.

A Luca è stata dedicata l’aula in cui ha frequentato la prima elementare, al piano terra.
Erano presenti i suoi compagni di classe, tante maestre, i rappresentanti dei bambini e tutta la sua famiglia. La dirigente scolastica, professoressa Facilla, ha introdotto la piccola cerimonia sottolineando l’importanza di “lasciare traccia delle persone che fanno la vita e la storia” di una scuola che è viva e tanto vissuta dai suoi studenti.

La maestra Claudia, ha ricordato come era Luca, quello che diceva e faceva a scuola, e le sue passioni, aggiungendo: “Sapeva di essere forte e intelligente, Lupetto, ma non se ne vantava mai. Proprio ricordando la sua simpatia, la sua forza, la sua voglia di stare bene”.
Ha concluso il suo discorso scrivendo sulla lavagna una breve poesia di Fernando Pessoa:

Voglio, avrò
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.

Poi il papà di Luca, Mattia, ha raccontato la storia della “Strada che non andava in nessun posto” (di Gianni Rodari).

“All’uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto. Martino lo sapeva perché lo aveva chiesto un po’ a tutti e da tutti aveva ricevuto la stessa risposta:
“Quella strada lì? Non va in nessun posto. E’ inutile camminarci”.
“E fin dove arriva?”. “Non arriva da nessuna parte”.
“Ma allora perché l’hanno fatta?”. “Non l’ha fatta nessuno, è sempre stata lì”.
“Ma nessuno è mai andato a vedere?”. “Sei una bella testa dura: se ti diciamo che non c’è niente da vedere…”.
“Non potete saperlo se non ci siete mai stati”. Era così ostinato che cominciarono a chiamarlo Martino-Testadura, ma lui non se la prendeva e continuava a pensare alla strada che non andava in nessun posto. Quando fu abbastanza grande, una mattina si alzò per tempo, uscì dal paese e senza esitare imboccò la strada misteriosa e andò sempre avanti. Il fondo era pieno di buche e di erbacce e ben presto cominciarono i boschi.

Cammina cammina la strada non finiva mai, a Martino dolevano i piedi e già cominciava a pensare che avrebbe fatto bene a tornarsene indietro quando vide un cane. Il cane gli corse incontro scodinzolando e gli leccò le mani, poi si avviò lungo la strada e ad ogni passo si voltava per controllare se Martino lo seguiva ancora. Finalmente il bosco cominciò a diradarsi e la strada terminò sulla soglia di un grande cancello di ferro. Attraverso le sbarre Martino vide un castello e a un balcone una bellissima signora che salutava con la mano. Spinse il cancello, attraversò il parco e sulla porta trovò la bellissima signora. Era bella, vestita come una principessa e in più era allegra e rideva: “Allora non ci hai creduto”.
“A che cosa?”. “Alla storia della strada che non andava da nessuna parte”.
“Era troppo stupida e secondo me ci sono più posti che strade”. “Certo, basta aver voglia di muoversi. Ora vieni ti farò vedere il castello”. C’erano più di cento saloni zeppi di tesori. C’erano diamanti, pietre preziose, oro, argento e ad ogni momento la bella signora diceva: “Prendi, prendi quello che vuoi… Ti presterò un carretto per portare il peso”. Martino non si fece pregare e ripartì col carretto pieno. In paese, dove l’avevano già dato per morto, Martino fu accolto con grande sorpresa. Scaricato il tesoro il carro ripartì. Martino fece tanti regali a tutti e dovette raccontare cento volte la sua storia. Ogni volta che finiva, qualcuno correva a casa a prendere cavallo e carretto e si precipitava giù per la strada che non andava da nessuna parte. Ma quella sera stessa tornarono uno dopo l’altro, con la faccia lunga per il dispetto: la strada per loro finiva in mezzo al bosco in un mare di spine. Non c’era né cancello, né castello, né bella signora. Perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova. E il primo era stato Martino Testadura”.

Infine, tutti i bimbi hanno liberato in cielo dei palloncini colorati a cui avevano attaccato un messaggio per Luca.

4 giugno 2019

Non tutte le aule hanno quattro pareti

Pubblichiamo molto volentieri le vignette di Elisabetta Longobardi e Marzio Mariani  apparse sul Corriere di Bologna del 12 marzo 2016

Longhena si racconta a vignette
Ecco lo «spot» dei genitori creativi

Leopardi e Newton bambini ambientati nel parco
Cosa sarebbe successo con intervalli brevi e recinti?

BOLOGNA — Il braccio di ferro sui tempi dell’intervallo alle scuole Longhena non ha acceso solo polemiche in città. Ha acceso anche la fantasia di alcuni genitori. Che hanno trasformato la battaglia per garantire il tempo libero nel parco del Pellegrino ai loro figli durante l’orario scolastico e per difendere il modello didattico adottato da sempre dai docenti di via di Casaglia in una piccola campagna pubblicitaria.

NEWTON E LEOPARDI — I protagonisti di questa trovata creativa sono Marzio Mariani e Benedetta Longobardi, che di professione fanno proprio i pubblicitari. Si sono inventati delle vignette ironiche ambientate nel parco di Longhena dove i protagonisti sono dei personaggi storici. Cosa sarebbe successo se a Longhena ci fosse stato un piccolo Giacomo Leopardi e ci fosse stata una recinzione? Il suo sguardo non sarebbe andato oltre la siepe per cogliere l’Infinito. Quel capolavoro non sarebbe mai nato. E cosa sarebbe accaduto nel mondo della scienza se Isaac Newton, richiamato prima dall’intervallo sotto gli alberi, fosse rientrato in classe prima che la famosa mela cadesse, accendendogli la lampadina sulla forza di gravità? E poi ci sono vignette con frasi ad effetto sull’intervallo e sulle classi aperte.

I CREATIVI — «Abbiamo messo a frutto le nostre conoscenze — spiega Benedetta Longobardi — e abbiamo sottoposto la nostra idea ai genitori. Magari trasformeremo queste vignette in t-shirt o in gadget da vendere per finanziare gli eventi e le feste della scuola. Oppure ne faremo degli striscioni da usare in diverse occasioni per difendere le Longhena».

11 marzo 2016

IL TEMPO DELLA RICREAZIONE: sul gioco libero e l’ambiente naturale

IL TEMPO DELLA RICREAZIONE:  sul gioco libero e l’ambiente  naturale

PRINCIPI PEDAGOGICI

Il tempo perso in realtà è un tempo biologicamente necessario, che si riempie spesso di attività di preparazione a eventi ciclici come sono i raccolti o le semine. Mentre la velocità è legata a tempi lineari, a una produzione industriale centrata sull’usa e getta, a un modello di società che consuma e che non si preoccupa di far rientrare entro cicli naturali beni, energie, materie prime e persone. È un “tempo-freccia”, privo d’attese. 

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Nelle scuole italiane che resistono e innovano

Volentieri condividiamo questo articolo di Internazionale nel quale siamo presenti anche noi

Nelle scuole italiane che resistono e innovano

14 FEB 2016

Valentina Pigmei, giornalista

Quando sono andata all’Open day della scuola di mia figlia, quella specie di visita guidata che gli istituti organizzano per far sì che i genitori valutino bene la scuola in cui rinchiuderanno i loro pargoli per cinque anni, mi sono ricordata di quello che scriveva Natalia Ginzburg nelle Piccole virtù (1962), a proposito del successo e dell’insuccesso scolastico dei nostri bambini. E ho pensato che in fondo in questi Open day siamo noi genitori a scegliere la scuola che ci piace di più, e a volte è una scelta puramente estetica. Continua la lettura di Nelle scuole italiane che resistono e innovano