Maestro unico sì, maestro unico no (lettera di una maestra)

Qualche informazione può essere necessaria per formarsi un’opinione personale più articolata.

La scuola elementare italiana, insieme a pochi altri prodotti italiani (scarpe, alimentari, patrimonio artistico) è ai primi cinque posti nel mondo per risultati e performances.

E’ contemporaneamente la scuola più complessa e difficile del mondo perché accoglie, nelle classi normali, tutti i bambini, compresi disabili, caratteriali, stranieri.

Ai maestri elementari italiani, unici al mondo, si chiede, non di attuare un programma, ma di adattarlo ai bisogni di ciascun alunno secondo due principi fondamentali che si chiamano sviluppo della competenza e insegnamento individualizzato.

Senza questo lavoro di tessitura sulle diverse necessità degli alunni non sarebbe stato possibile chiudere le scuole speciali ed occupare i primi posti al mondo per i risultati. Per chi, come me, ne ha vissuti i molti passaggi sembra un miracolo!

Ma esso fu possibile perché il tempo scuola venne allungato e si obbligarono gli insegnanti ad un lavoro di ricerca e di team: avere punti di vista diversi consente di identificare meglio i bisogni e confrontare e calibrare le risposte. E’ un lavoro difficile per una sfida complessa che è stato coronato da un successo che viene studiato con attenzione, e da molti anni, anche all’estero.

L’offerta formativa è, nella grande maggioranza dei casi, ricca, articolata e competente.

Come fanno all’estero?

All’estero esistono le scuole speciali, le classi speciali, le classi di accoglienza per stranieri: tutte istituzioni che hanno strutture e costi separati.

L’idea di una scuola elementare aperta a tutti, perché scuola di base, perché specchio della società civile, perché luogo dell’incontro e delle opportunità è il frutto di un lungo percorso di ricerca e di sperimentazione e di appassionata realizzazione del dettato costituzionale.

Si può cambiare? Si possono realizzare risparmi?

Sì certamente. La scuola elementare può migliorare, a patto di non consegnarla tout court ai ragionieri.

Occorrono verità e trasparenza. Comparare i costi, escludendo i costi delle scuole speciali, dei corsi differenziali, dei corsi di recupero è una grande menzogna. Così come è una palese menzogna sostenere che con questa riforma tutto migliora.

Quando nel 1990 venne proposto il modulo di scuola con 30/34 ore settimanali e 3 insegnanti ogni due classi, esso fu una mediazione al risparmio del più costoso tempo pieno con 2 insegnanti su ogni classe per 40 ore settimanali. I risultati erano eccellenti ma troppo costosi. (Chi parla di gonfiamenti di organici sa forse leggere i numeri ma di scuola non sa nulla. Non si trattò di uno stipendificio).

Oggi, tornare a 24 ore settimanali e un unico maestro produce risparmi , ma affossa inequivocabilmente la scuola della personalizzazione dell’insegnamento, la scuola dell’accoglienza e dell’integrazione dei disabili. No, non sarà la stessa scuola quella del maestro unico a 24 ore.

Un’ultima considerazione sul proposito di promuovere e valorizzare il merito. Al dileggio reiterato e impudente di chi parla di insegnanti come parlasse di fantasmi, si aggiunge la beffa del cambiare l’unico ordine di scuola che è competitivo. Della scuola elementare italiana si dovrebbe essere orgogliosi, soprattutto per il grado di civiltà e di cultura che essa riesce a concretizzare.

Maria Mencarelli, maestra elementare al 40° anno di insegnamento

(articolo dal blog NON RUBATECI IL FUTURO)

1 pensiero su “Maestro unico sì, maestro unico no (lettera di una maestra)

  1. Complimenti. Condivido appieno le opinioni descritte. Ho paura pero’ che la riforma della Scuola non sia guidata dai ragionieri, ma da “furbetti” o delinquenti, che han bisogno di soldi per buttarli su altre iniziative che servono a loro, ma non agli italiani (come pagare i debiti di Airone e di Alitalia, invece di farli pagare alla cordata di “imprenditori”-amici). Cordiali saluti.
    Federico

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