Sit-in delle Longhena: l’articolo di Repubblica

Scontro Garagnani-mamme

Il deputato contesta il sit-in delle Longhena.
Volano uova e insulti

di Ilaria Venturi

Sono circa un centinaio le mamme e le maestre delle scuole Longhena che attraversano la strada sulle strisce pedonali in piazza Malpighi. Vanno avanti e indietro, lentamente, i bambini per una mano e gli striscioni nell´altra. «Le mamme vanno aiutate, non indagate», «No al maestro unico», c´è scritto. È un sit-in tranquillo. Tranquillo fino a che non compare Fabio Garagnani. L´onorevole arriva a piedi da via Barberia scortato da iscritti a Forza Italia. Pochi attimi e la tensione sale alle stelle. Fischi, urla da una parte e dall´altra. E pure un lancio di uova contro insegnanti e genitori. Le uova, sia chiaro, provengono dalla parte del gruppetto forzista che circonda Garagnani.

Lui, il deputato di Forza Italia, quello del telefono spia contro gli insegnanti comunisti, delle denunce e delle interrogazioni parlamentari contro presidi e docenti, si avvicina al mini corteo e ripete a più non posso: «Non mi fate paura, la legge passerà e la dovrete rispettare». I manifestanti gli gridano: «Vai a lavorare», «Vergogna», «Pagliaccio», «Testa vuota». E lui insiste: «Siete ridicoli, Bologna comunista, avete perso». Un cordone di carabinieri circonda il deputato, succede tutto in venti minuti, poco prima delle sei del pomeriggio. Solo alcuni insegnanti e genitori gli si avvicinano urlando, «Tagliamo Garagnani», «Fascista», mentre Garagnani si allontana lentamente, annuncia «Metteremo la fiducia, la legge passerà», contesta i manifestanti, «bloccare il traffico è illegale e mi opporrò all´archiviazione della denuncia sull´occupazione decisa dalla Procura». La parlamentare del Pd Donata Lenzi reagisce: «L´unico a bloccare il traffico sei tu, governate solo per decreti e con la fiducia».

Ancora Garagnani: «La legge va rispettata». E una mamma: «Solo alcuni la rispettano, vergogna». Maurizio Focaccia, insegnante di storia alle medie di Loiano, dà al deputato un foglietto con il suo numero di telefono: «Mi autodenuncio, mi chiami pure, nelle mie classi insegno l´antifascismo». Intanto volano alcune uova, una confezione da sei è per terra, colpiscono Daniele Turchi, padre di un alunno delle Longhena, Elena, una mamma della stessa scuola, e l´insegnante Francesco tripodi delle Fortuzzi. Mostrano le giacche sporche, «potevano colpire i nostri figli e alunni». La maestra Marzia Mascagni sbotta: «Non ho parole, i suoi scagnozzi tirano uova», gli agenti della Digos identificano chi è stato colpito, il gruppetto rimasto a fine corteo protesta.

La tensione si smorza quando Garagnani se ne va. Ma già prima lo spiegamento di forze dell´ordine dava l´idea di un clima cambiato rispetto agli attraversamenti pedonali di protesta visti con la protesta anti-Moratti. L´agente della questura mette le cose in chiaro da subito: «Attraversate ma non bloccate il traffico». Le mamme e i maestri cominciano a passeggiare di qua e di là dalla strada, sotto la colonna della statua della Madonna, dove vengono appesi i volantini della protesta. Si formano file di autobus e di auto che vengono lasciate passare a singhiozzo. Intanto due forzisti, tra cui il consigliere del quartiere Saragozza Marcello Chiavegatti, distribuiscono altri volantini a difesa del maestro unico, «c´è anche a Malta, in Inghilterra e in Romania».

Quattro carabinieri, due pattuglie di vigili, gli agenti della Digos e due poliziotti in divisa seguono la manifestazione. I carabinieri allontanano a un certo punto i manifestanti dalla strada, per lasciare passare le auto, «con garbo, non c´è bisogno di spingere», si lamenta un papà. «Nessuno si era mai permesso di fermarci sulle strisce pedonali, è cambiato il clima, ci vogliono chiudere la bocca», protesta Marzia Mascagni. La tensione esplode con l´arrivo di Garagnani. I genitori, con i loro figli e le nonne che spingono i passeggini, si arrabbiano: «E´ venuto apposta, per oscurare i motivi della nostra protesta, perché così si parla d´altro, non di quello che stanno facendo alla scuola».

(04 ottobre 2008) Fonte: Repubblica

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